Da sempre lo chiamiamo “mal di schiena”. Eppure, la lombalgia può essere per alcuni pazienti un disturbo quasi invalidante, che merita di essere trattato adeguatamente. Vediamo insieme come curare la lombalgia in modo efficace, affinché né tu né alcun membro della tua famiglia dobbiate mai rinunciare a ciò che più amate. 

Cos’è la lombalgia? 

Donna si tocca la schiena a causa di un dolore

Se desideri scoprire come curare la lombalgia, il primo passo essenziale è sapere in cosa consiste questo disturbo. Si tratta, in pratica, di quello che siamo soliti chiamare semplicemente “mal di schiena”. Più nello specifico, è un dolore localizzato nella zona del dorso o dei lombi.1 

È un disturbo molto comune: infatti, circa l’80% della popolazione mondiale si è trovato, nel corso della propria vita, ad affrontare almeno due gravi episodi di lombalgia. Solo in Italia si stima che le persone a soffrire di mal di schiena siano circa 15 milioni. 

Infatti, sono proprio i dolori alla schiena o al collo le cause principali che portano i pazienti a consultare il proprio medico2. Il più delle volte l’origine del problema è di tipo muscoloscheletrico e si lega in particolare alla condizione della colonna vertebrale. Tuttavia, la lombalgia può essere dovuta anche ad altri fattori. 

Come molte altre patologie simili, la lombalgia è particolarmente comune tra le persone che hanno superato i 60 anni di età, tra cui è diffusa circa al 50%

I tre tipi di lombalgia 

La domanda da porsi quando si vuole capire come curare la lombalgia è: a che tipologia appartiene il mio disturbo? La lombalgia può infatti essere cronica o acuta. 

Il forte dolore contraddistingue la lombalgia acuta. Per questa ragione, questo problema è tra le ragioni più comuni per cui la popolazione adulta si rivolge al proprio medico di base3. Il sintomo doloroso è, in questo caso, provocato da una lesione muscolare o dei legamenti, oppure delle articolazioni o dei dischi. Quindi, in modo non dissimile dall’ernia del disco, si lega a fenomeni infiammatori. 

Può accadere, però, che il mal di schiena si cronicizzi. Ciò si deve a fattori secondari, che provocano il perdurare del dolore anche una volta completata la guarigione. Gli elementi in gioco in tal caso possono essere di tipo fisico, ma anche di natura psichica o sociale. 

Infine, si può avere un terzo tipo di lombalgia, detta lombosciatalgia. Se, infatti, nel caso della normale lombalgia abbiamo un dolore localizzato sul dorso o nei lombi, con la lombosciatalgia il sintomo si irradia alla gamba, coinvolgendola in parte o del tutto. Questo si deve al coinvolgimento del nervo sciatico: ciò avviene di solito nei pazienti affetti da ernia del disco. 

Lombalgia: fattori di rischio e cause 

Uomo si tocca la schiena a causa di un dolore

Sapere come curare la lombalgia è importante. Ma, laddove possibile, prevenirla è ancora meglio. Tenere in considerazione le possibili cause e sotto controllo i fattori di rischio consente di limitare l’insorgere del problema. 

Sono davvero numerose4 le possibili cause della lombalgia e non è sempre facile identificarle. Infatti, molto spesso il disturbo regredisce rapidamente con l’aiuto dei farmaci. Il più delle volte quindi al paziente viene diagnosticato semplicemente un mal di schiena acuto non specifico. 

Tra le cause più comuni possono esserci contratture, distorsioni o stiramenti, oppure altri tipi di disturbi muscolo scheletrici non gravi che interessano la regione lombare. Tuttavia, può accadere anche che la lombalgia sia una manifestazione di altre patologie, tra cui: 

osteoartrite

artrite reumatoide, psoriasica o reattiva; 

ernia del disco intervertebrale

stenosi spinale; 

scoliosi; 

frattura di una vertebra lombare; 

fibromialgia; 

compressione del plesso nervoso lombare. 

È necessario ricordare che la lombalgia può anche legarsi a malattie particolarmente gravi, come per esempio i tumori della colonna vertebrale o le metastasi ossee e muscolari. Rimane opportuno in ogni caso rivolgersi al proprio medico in presenza di sintomi. 

Per scongiurare l’insorgere del disturbo, si può cercare di tenere sotto controllo i fattori di rischio e le condizioni predisponenti, tra cui: 

obesità; 

fumo; 

stress; 

sforzi fisici eccessivi; 

postura scorretta o utilizzo di materassi inadeguati; 

colpi di freddo. 

Non è raro inoltre che la lombalgia possa insorgere a causa di un’eccessiva sedentarietà, che spesso si lega alle moderne condizioni di lavoro. Trascorrere tutto il giorno seduti a una scrivania, magari assumendo anche una postura errata o utilizzando una sedia inadatta, è una delle cause più comuni di lombalgia.

 

I sintomi della lombalgia 

Donna si tocca la schiena a causa di un dolore

Non c’è bisogno di dirlo: il sintomo principale del mal di schiena è proprio il dolore alla schiena. Tuttavia, è opportuno sottolineare che non esiste un solo tipo di dolore lombare: esso può infatti essere locale, irradiato o riferito. Capire come curare la lombalgia significa anche conoscere le differenze tra questi sintomi. 

Il dolore locale insorge in una porzione specifica della regione lombare ed è il tipo più comune. Molto spesso è provocato da piccole lesioni ai dischi o dall’artrite articolare. Più raramente può essere provocato da lesioni o sforzi. Il dolore locale può essere costante, intermittente o acuto e può modificarsi se il paziente cambia posizione. 

Invece, il dolore irradiato si estende dalla regione lombare lungo la gamba, con manifestazioni sorde o acute. Di norma riguarda solo la porzione laterale o posteriore dell’arto, ma può raggiungere anche il ginocchio o perfino il piede. Questa manifestazione è solitamente il sintomo della compressione di un nervo, provocata per esempio da un’ernia del disco

Infine, il paziente può avvertire un dolore riferito, ovvero percepito in una parte del corpo diversa da quella realmente interessata. 

Come diagnosticare la lombalgia 

Come abbiamo già visto, il mal di schiena è tra i problemi più comuni che portano le persone dal medico. La cura della lombalgia parte sempre dalla sua diagnosi. La valutazione inizia con l’anamnesi e prosegue con l’esame obiettivo. Quest’ultimo consiste in: 

valutazione della postura; 

esecuzione di movimenti per capire come si manifesta il dolore o individuare limitazioni funzionali;

osservazione e palpazione della colonna; 

esame neurologico per valutare riflessi, sensibilità e forza muscolare; 

test del sollevamento della gamba estesa per individuare un’eventuale sciatalgia

Il medico potrebbe inoltre prescrivere ulteriori indagini in caso sospettasse la presenza di un’altra patologia correlata. 

Come si tratta la lombalgia? 

La cura della lombalgia può variare a seconda della sua causa. Laddove sarà possibile individuare una causa specifica, si provvederà a trattarla adeguatamente. In molti casi tuttavia abbiamo a che fare con una lombalgia aspecifica. 

Le principali cure disponibili comprendono le terapie farmacologiche, solitamente raccomandate dai medici5. I medicinali utilizzati sono antidolorifici; altri approcci utilizzati comprendono la fisioterapia e le terapie fisiche, come gli ultrasuoni, la magnetoterapia, la TENS o i massaggi. Questi percorsi possono fornire supporto alle terapie farmacologiche. 

I pazienti colpiti da ernia del disco possono, inoltre, essere sottoposti a ossigeno-ozono terapia oppure, in caso di dolori intensi e persistenti, a interventi chirurgici. 

Come curare la lombalgia con l’ultrasuonoterapia 

Uomo e donna traslocano

Nei paragrafi precedenti, abbiamo visto come alla lombalgia spesso si associno dolore e infiammazione. Entrambi questi problemi possono trarre giovamento dall’ultrasuonoterapia, un approccio quasi privo di effetti collaterali noto per i suoi effetti analgesici e antinfiammatori. 

La terapia a ultrasuoni viene spesso utilizzata per consentire un più rapido recupero da parte del paziente. Questo perché le onde sonore ad alta frequenza favoriscono la vascolarizzazione e la rigenerazione cellulare. Inoltre, questo trattamento oggi può essere svolto a domicilio grazie alla disponibilità di dispositivi elettromedicali. 

La nostra proposta è Dolcontrol, un apparecchio con cui svolgere le sessioni di cura in modo sicuro e confortevole. Le onde ad alta frequenza vengono emesse da un manipolo che si poggia direttamente sulla parte interessata: con l’aiuto di un po’ di gel per ecografie, esse vengono trasmesse ai tessuti, che beneficiano dell’effetto termico così prodotto. 

Come trattare la lombalgia con la magnetoterapia 

Padre tiene il figlio sulle spalle

Per favorire il rilassamento muscolare e ridurre le infiammazioni, anche la magnetoterapia può essere una preziosa alleata. Oggi i campi elettromagnetici trovano ampio utilizzo in ambito fisioterapico. Come trattare la lombalgia con la magnetoterapia in modo sicuro e col massimo comfort? 

Rispondiamo a questa esigenza con RigenAct, un dispositivo elettromedicale pensato per la magnetoterapia domiciliare. Questo apparecchio dispone di terminali che si adattano alle varie parti del corpo, schiena compresa, così che tu possa svolgere le tue sessioni di cura nell’intimità della tua casa con la massima comodità. 

Metti da parte il mal di schiena 

Il mal di schiena è un incontro che aspetta la maggior parte di noi lungo il percorso, ma non per questo dobbiamo permettergli di interrompere o rovinare il nostro viaggio. La cura per la lombalgia oggi è a portata di mano: rivolgiti al tuo medico e al nostro team di esperti per trovarla con facilità.

Fonti:

1 https://www.humanitas.it/malattie/lombalgia/

2 https://www.msdmanuals.com/it-it/casa/disturbi-di-ossa,-articolazioni-e-muscoli/lombalgia-e-dolore-al-collo/lombalgia

3 https://www.aafp.org/pubs/afp/issues/2012/0215/p343.html

4 https://healthy.thewom.it/sintomi/lombalgia/

5 https://www.aafp.org/pubs/afp/issues/2012/0215/p343.html

malattia di peyronie benefici di ultrasuonoterapia e magnetoterapia

Sebbene non se ne senta spesso parlare, la malattia di Peyronie è abbastanza diffusa: si stima infatti che, solo in Italia, siano circa un milione i pazienti interessati da questo problema1. Eppure, molti ignorano questo disturbo e non conoscono i possibili percorsi terapeutici. I benefici di ultrasuonoterapia e magnetoterapia per la malattia di Peyronie possono migliorare sensibilmente la condizione di chi ne è stato colpito.

Noi di 2A Group prestiamo una grande attenzione alle esigenze dei pazienti e desideriamo offrire tutte le informazioni necessarie per trattare correttamente ogni patologia. Seguici in questo viaggio alla scoperta della malattia di Peyronie e delle possibilità terapeutiche oggi disponibili.

Cos’è la malattia di Peyronie?

Uomo dolorante a causa della malattia di Peyronie

Iniziamo col capire insieme cosa sia la malattia di Peyronie. Essa prende il nome dal medico François Gigot de Peyronie, che per primo ne descrisse le principali caratteristiche nel 1743. Oggi viene chiamata anche induratio penis plastica o IPP: come queste parole ci suggeriscono, si tratta di un’anomalia anatomica del pene. Questa è provocata dalla formazione di tessuto fibroso-cicatriziale nei corpi cavernosi che costituiscono l’organo genitale maschile.

La presenza di un nodulo fibroso-cicatriziale nei corpi cavernosi del pene riduce l’elasticità della tunica albuginea. È proprio questo fattore a determinare la malattia: la perdita di elasticità compromette il riempimento dei corpi cavernosi col sangue, come avviene normalmente durante l’erezione.

Gli effetti di questa patologia influiscono negativamente sulla funzionalità erettile. La conseguenza è una particolare condizione medica, detta “pene curvo”. Come si può intuire, spesso a provocare questa situazione sono i traumi al pene, solitamente di natura incidentale.

La malattia ha due fasi distinte2:

  1. una fase acuta, contraddistinta da manifestazioni dolorose; è in questa fase che la patologia può progredire, pertanto i trattamenti puntano a stabilizzarla;
  2. una fase cronica, che insorge tra i 6 e i 12 mesi dopo il trauma; a questo punto il dolore scompare, mentre la deformazione si stabilizza.

Cosa causa la malattia di Peyronie?

Uomo seduto dolorante a causa della malattia di Peyronie

Abbiamo visto che a determinare la malattia di Peyronie è la formazione di tessuto fibroso-cicatriziale nei tessuti del pene. Sebbene oggi non abbiamo ancora tutte le risposte su questa patologia, sappiamo che i traumi sono la principale causa del disturbo.

Gli eventi traumatici a danno del pene sono i primi responsabili della formazione della placca fibroso-cicatriziale. Ciò può accadere incidentalmente durante un rapporto sessuale, ma non solo. Anche un incidente sportivo o di altra natura può provocare il problema. Tuttavia, si ritiene che il nodulo possa originarsi in due modi differenti:

  1. tramite un unico, grosso trauma, in grado da solo di provocare la formazione del nodulo fibroso-cicatriziale;
  2. in seguito a più traumi ripetuti, che gradualmente vanno a formare la placca.

Tuttavia, può accadere che alcuni pazienti sviluppino la malattia di Peyronie anche senza aver subito particolari traumi al pene. Si parla quindi in questo caso di fattori di rischio. I più rilevanti comprendono:

  • ereditarietà;
  • malattie che riguardano i tessuti connettivi, per esempio il morbo di Dupuytren;
  • età avanzata, che facilita i mutamenti del tessuto connettivale della tonaca albuginea.

Pare inoltre che il fumo e gli interventi chirurgici alla prostata possano favorire l’insorgere della malattia. Tuttavia, a oggi i dati scientifici a supporto di queste ipotesi non sono sufficienti a confermarle definitivamente.

Malattia di Peyronie: quali sono i sintomi?

Uomo dolorante a causa della malattia di Peyronie

Come abbiamo precedentemente accennato, la malattia di Peyronie può manifestarsi in modo netto oppure gradualmente. Quando si ha a che fare con un unico grosso trauma è piuttosto semplice rendersi conto del problema, mentre bisogna prestare maggiore attenzione se il disturbo sorge poco a poco col passare del tempo.

Tra i sintomi più evidenti, c’è la comparsa di una protuberanza sul corpo del pene, facilmente percepibile al tatto. È proprio questo il nodulo di tessuto fibroso-cicatriziale, che provocherà la curvatura durante l’erezione. Oltre alla piegatura e alla presenza del nodulo, i sintomi più comuni comprendono3:

  • dolore al pene, specialmente durante i rapporti sessuali;
  • dolore durante l’eiaculazione;
  • riduzione delle dimensioni del pene.

A questi sintomi, se ne possono affiancare anche altri, più rari. Tra questi si ricordano:

  • ipofertilità;
  • disfunzione erettile;
  • calo della libido;
  • depressione.

Diagnosticare la malattia di Peyronie

Data la peculiare natura del problema, la diagnosi della malattia di Peyronie è piuttosto semplice. L’esame obiettivo è più che sufficiente per stabilire la presenza della patologia e la posizione del nodulo. Tuttavia, alcune volte il medico andrologo decide di ricorrere a una ecografia del pene. Questo accade quando si desidera accertare con maggior precisione la posizione del nodulo ed esaminarne meglio le caratteristiche. Di norma ciò avviene quando è necessario controllare l’interruzione dell’afflusso di sangue ai corpi cavernosi.

Malattia di Peyronie: la cura

I percorsi terapeutici che possono essere imboccati dai pazienti affetti dalla malattia di Peyronie sono numerosi. Si dividono comunque in cure farmacologiche o chirurgiche4.

Prima di scegliere l’opzione più adatta al caso, il medico valuterà alcuni aspetti. Questi comprendono:

  • entità della curvatura del pene e sua eventuale instabilità;
  • presenza o assenza di dolore durante gli atti sessuali e le erezioni;
  • capacità del paziente di mantenere l’erezione.

Si sceglie la via farmacologica quando sia la curvatura sia i sintomi risultano moderati. L’approccio è di tipo conservativo, volto a scongiurare un peggioramento della condizione.

Si opta invece per l’intervento chirurgico nel caso in cui l’attività sessuale del paziente fosse compromessa a causa della malattia. Oggi sono disponibili tre diverse possibili procedure. Il medico sceglierà la più adatta in base alla posizione del nodulo, alla gravità dei sintomi e, non meno importante, alla condizione psicologica del paziente. Gli interventi disponibili sono i seguenti:

  • intervento di Nesbit, Con cui si rimuove una piccola parte di tessuto sano dalla parte opposta al nodulo; tuttavia, ciò porta alcuni svantaggi, ovvero accorcia la lunghezza del pene e mette a rischio di disfunzioni erettili;
  • triplo intervento di incisione-excisione-trapianto; l’incisione-excisione avviene sul nodulo, di cui si rimuove una parte per sostituirla con della pelle trapiantata; si sceglie questa strada solo dove sia presente una curvatura molto accentuata, poiché comporta un forte rischio per la funzionalità erettile;
  • impianto di protesi peniena, che può essere una pompa idraulica o un dispositivo semirigido che impedisca il curvamento del pene.

Malattia di Peyronie: benefici di ultrasuonoterapia e magnetoterapia

Data la sua invasività e i rischi che abbiamo illustrato, l’intervento chirurgico viene eseguito solo laddove non vi siano alternative meno aggressive. Per la cura della malattia di Peyronie anche ultrasuonoterapia e magnetoterapia possono dare benefici, favorendo la riduzione della placca fibrotica5.

Tanto la terapia con onde d’urto quanto quella basata sui campi elettromagnetici sono molto apprezzate per via della loro ridotta invasività, oltre per i pochi effetti collaterali possibili. Per questa ragione oggi sono molto impiegate, in particolare in ambito fisioterapico: favoriscono infatti un pronto recupero da parte dei pazienti.

Ma quali sono i vantaggi che questi approcci terapeutici offrono ai pazienti colpiti dalla malattia di Peyronie? Vediamoli più da vicino.

I benefici dell’ultrasuonoterapia per la malattia di Peyronie

Dispositivo di ultrasuonoterapia Dolcontrol

L’ultrasuonoterapia, oltre ad avere pochi effetti collaterali, consente di trattare efficacemente un gran numero di disturbi degli apparati muscolare, scheletrico e articolare, favorendo la riduzione dei tempi di recupero per i pazienti. Il trattamento è noto per i suoi effetti analgesici e antinfiammatori, oltre che per la sua capacità di migliorare la vascolarizzazione e il metabolismo cellulare.

Questo particolare approccio rappresenta anche un’ottima possibilità di cura per la malattia di Peyronie, da affiancare al trattamento farmacologico. Oggi, inoltre, i pazienti potranno godere dei benefici della terapia con il massimo comfort grazie ai moderni dispositivi.

2A Group propone ai pazienti Dolcontrol, un apparecchio appositamente pensato per l’ultrasuonoterapia domiciliare. Il trattamento viene somministrato per via transcutanea grazie all’aiuto di un manipolo, che poggia direttamente sul nodulo, su cui si applica del gel conduttore, come quello usato per le ecografie. Con sessioni brevi e indolori, è possibile apprezzare una riduzione del volume e della compattezza della porzione di tessuto fibroso-cicatriziale. In questo modo, il processo di rigenerazione cellulare può essere accelerato.

I benefici della magnetoterapia per la malattia di Peyronie

I campi elettromagnetici oggi sono molto utilizzati nel ramo della fisioterapia e in generale per il trattamento di tutte le patologie che necessitino di un periodo di recupero per il paziente. Anche per la cura della malattia di Peyronie possono portare numerosi benefici.

La proposta di 2A Group è RigenAct, un apparecchio elettromedicale sicuro e confortevole con cui eseguire la magnetoterapia domiciliare col massimo comfort. Il nostro dispositivo è dotato di numerosi terminali, tra cui un conduttore con filamenti di bio ceramica da applicare direttamente intorno e sulla placca fibrosa a un’intensità di 200 Gauss. Anche in questo caso, le sessioni saranno brevi e indolori per il paziente, che tuttavia potrà apprezzare un miglioramento della propria condizione.

Conclusioni

La malattia di Peyronie è una condizione particolarmente delicata di cui ancora oggi si sente poco parlare. Non lasciare che ostacoli il tuo stile di vita: ultrasuonoterapia e magnetoterapia, affiancate alle moderne terapie farmacologiche, possono favorire un pronto recupero. Noi di 2A Group siamo a disposizione per fornire tutte le informazioni sui nostri apparecchi elettromedicali e le loro possibilità di utilizzo.


[1] https://www.osservatoriomalattierare.it/malattia-di-la-peyronie/13496-malattia-di-la-peyronie-oggi-c-e-una-terapia-efficace-per-il-pene-curvo

[2] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5730743/

[3] https://www.my-personaltrainer.it/Sintomi/Malattia_di_Peyronie

[4] https://www.scielo.br/j/ramb/a/tmzGkdm7Yfnx4zZFJy6DHqm/?lang=en

[5] https://www.2agroup.it/trattamento-della-malattia-di-la-peyronie-con-ultrasuoni-ad-alta-frequenza-e-magnetoterapia/

come curare il tunnel carpale ecco le informazioni che stai cercando

Il lavoro d’ufficio ha i suoi vantaggi: meno sforzi fisici, più stabilità. Tuttavia, anche a causa dell’aumento delle posizioni in smart working, stiamo imparando a conoscere il rovescio della medaglia. Oltre all’eccessiva sedentarietà, l’effetto collaterale delle numerose ore trascorse al computer prende spesso il nome di tunnel carpale.

Ma come curare il tunnel carpale? Oggi, grazie al progredire di medicina e tecnologia, possiamo contare su numerosi rimedi e percorsi terapeutici. In questo modo possiamo liberarci dei sintomi e continuare il nostro viaggio, sia professionale che personale. Scopri con l’aiuto di 2A Group tutte le informazioni che ti occorrono.

Cos’è il tunnel carpale

Uomo dolorante a causa del tunnel carpale

Per capire come curare il tunnel carpale iniziamo col fare la sua conoscenza. Il nome del disturbo ti sarà certamente noto: si tratta di una delle neuropatie compressive dell’arto superiore più comuni al mondo1. Infatti, la sindrome del tunnel carpale da sola copre circa il 90% di tutte le neuropatie da intrappolamento. Si origina proprio da un intrappolamento del nervo mediano presente nel tunnel carpale del polso.

Ma cosa causa questo disturbo? E come si manifesta? Vediamolo più da vicino.

La sindrome del tunnel carpale

A provocare la sindrome del tunnel carpale è l’infiammazione e la compressione del nervo mediano della mano2. Questo particolare nervo si trova all’interno del palmo, occupando uno spazio che si chiama, appunto, tunnel carpale; è inoltre circondato dalle ossa del polso, ovvero il carpo.

Il nervo mediano è in realtà piuttosto lungo. Si origina infatti già nell’avambraccio, per poi scendere fino alla mano, che raggiunge passando appunto nel tunnel carpale. Il suo ruolo è quindi quello di conferire la sensibilità a quattro delle nostre dita. Inoltre, ci consente di controllare i muscoli che si trovano alla base del pollice. Oltre al nervo mediano, il tunnel carpale raccoglie anche i tendini flessori, delegati al piegamento delle dita.

È chiaro quindi come una compressione o infiammazione di questa particolare parte del nostro corpo possa generare molti problemi, che iniziano con un sintomo doloroso e pungente. Oltre al dolore, la sindrome del tunnel carpale si caratterizza per il formicolio, la difficoltà ad afferrare le cose e per un’alterazione della sensibilità nella mano e nelle dita.

Cosa causa il tunnel carpale?

Donna al computer dolorante per il tunnel carpale

Tutti possono essere affetti dalla sindrome del tunnel carpale. Tuttavia, essa si manifesta con maggior frequenza nelle donne e nei pazienti al di sopra dei 40 anni3. La ragione della sua elevata diffusione sta nel gran numero di cause che possono indurre la sindrome. Vediamo insieme le principali:

  • ereditarietà, che, seppur non sia stata ancora dimostrata, sembra piuttosto evidente. Infatti il disturbo tende ad apparire in più individui nella stessa famiglia;
  • presenza di alcune patologie, tra cui (per esempio) il diabete, l’ipotiroidismo, l’artrite reumatoide, l’insufficienza renale o l’obesità. Si tratta in genere di patologie che influenzano gli ormoni o provocano ritenzione idrica;
  • gravidanza, per le stesse ragioni appena descritte;
  • predisposizione anatomica, ovvero un tunnel carpale più stretto della norma;
  • traumi che possono modificare l’anatomia del polso, comprimendo il nervo;
  • movimenti ripetuti del polso e della mano, come per esempio quelli provocati lavorando al computer o suonando determinati strumenti.

Quali sono i sintomi del tunnel carpale?

Donna dolorante si tiene il polso

La strada che percorriamo per curare il tunnel carpale inizia col riconoscimento dei sintomi: questo prima passo è molto importante per una diagnosi precoce e un miglior trattamento della sindrome.

Come abbiamo già accennato, la prima manifestazione è il dolore. Da principio, questo si localizza fra il polso e il palmo. Col progredire della patologia, la sensazione si allarga anche al resto della mano. In alcuni casi può irradiarsi fino all’avambraccio e perfino alla spalla. Il dolore è particolarmente intenso durante la notte, avendo come conseguenza quindi anche il sonno alterato.

L’altro sintomo principale è una sensazione di formicolio e torpore, che interessa in particolare le prime tre dita. A questa si accompagna un’alterazione della sensibilità e talvolta una perdita della forza nella mano. Infatti, capita che le persone affette dalla sindrome del tunnel carpale abbiano qualche difficoltà ad afferrare gli oggetti, oppure che li facciano cadere.

Prevenire la sindrome del tunnel carpale

Prevenire è meglio che curare! Sebbene per via delle sue molte possibili cause non si possa scongiurare al 100% l’insorgere della sindrome del tunnel carpale, è comunque possibile ridurre i rischi. Questo per merito di alcuni utili accorgimenti, come:

  • cercare di mantenere il polso in una posizione neutra mentre si lavora, scegliendo strumenti ergonomici pensati appositamente;
  • evitare quanto più possibile i movimenti ripetitivi di flessione ed estensione;
  • se si svolge un lavoro che affatica il polso, concedersi delle pause così da alleggerire la tensione.

È sempre opportuno inoltre rivolgersi con tempestività al proprio medico di fiducia non appena si nota un’alterazione della sensibilità.

Diagnosticare il tunnel carpale

Donna si tiene il polso dolorante

La scelta dei giusti rimedi per il tunnel carpale è strettamente legata alla diagnosi. In questa occasione si potrà infatti accertare anche l’avanzamento della sindrome, così da impostare il miglior piano terapeutico.

Se hai manifestato i sintomi descritti nei paragrafi precedenti, ti raccomandiamo di prenotare un appuntamento col tuo medico. Solitamente a questo punto è sufficiente una valutazione obiettiva per giungere alla diagnosi di sindrome del tunnel carpale, tuttavia esistono anche alcuni esami di movimento utili per confermare l’ipotesi. Tra questi, ricordiamo:

  • test di compressione;
  • test di elevazione;
  • test di Phalen;
  • test di Tinel.

Una volta confermata la diagnosi, è possibile valutare il grado di compressione del nervo tramite una elettromiografia, mentre le ecografie, i raggi X o la risonanza magnetica possono venire in tuo aiuto per individuare le cause. Anche quest’ultimo aspetto è molto importante: ti consentirà infatti di evitare eventuali abitudini che potrebbero peggiorare la condizione del nervo.

Le cure per il tunnel carpale

Come curare il tunnel carpale? Oggi sono disponibili vari trattamenti, che possono essere scelti a seconda dei fattori coinvolti4. Si dovrà quindi tenere in considerazione lo stadio della sindrome, la gravità dei sintomi e anche le preferenze del paziente.

In casi gravi, si può curare la sindrome del tunnel carpale tramite un intervento chirurgico. Tuttavia, se possibile vanno preferiti i trattamenti conservativi, come l’ultrasuonoterapiai, meno invasivi per il paziente.

In una fase iniziale si applicano i seguenti rimedi:

  • applicazione di un tutore notturno;
  • esercizi specifici di stretching e di rafforzamento per le mani;
  • prescrizione di antinfiammatori.

Ovviamente, tutte le attività che impegnano il polso sono da evitare.

L’intervento chirurgico viene prescritto solitamente quando il paziente sta perdendo la funzionalità della mano. Prevede un semplice taglio nel legamento della mano: in questo modo lo spazio a disposizione del nervo aumenta, favorendone la decompressione.

Il recupero dall’intervento può durare anche 6 o 8 settimane; la guarigione si può considerare completa dopo 3 mesi. Per recuperare la forza muscolare si raccomandano percorsi fisioterapici appositi.

Come curare il tunnel carpale con l’ultrasuonoterapia

Dispositivo di ultrasuonoterapia Dolcontrol

Se la sindrome è di livello lieve o moderato5, è possibile optare anche per l’ultrasuonoterapia come rimedio per il tunnel carpale.

La terapia a base di ultrasuoni si è infatti rivelata una valida alleata per contrastare i sintomi di numerose patologie ossee, muscolari e articolari, favorendo un recupero più rapido per il paziente. Essa infatti lenisce le infiammazioni e riduce il dolore, oltre a migliorare la vascolarizzazione.

Sono molti i pazienti a optare per questo percorso terapeutico per via dei vantaggi che offre. È una soluzione sicura, non invasiva e quasi priva di effetti collaterali. Oggi, grazie all’aiuto di dispositivi certificati, potrai eseguirla in modo ancor più confortevole, direttamente a casa tua: noi di 2A Group ti proponiamo Dolcontrol.

Questo dispositivo portatile è stato pensato perché tu possa eseguire l’ultrasuonoterapia domiciliare in tutta comodità e sicurezza, riducendo i tempi necessari per il recupero.

Come curare il tunnel carpale con la magnetoterapia

Dispositivo di magnetoterapia RigenAct

Anche la magnetoterapia si è rivelata essere uno strumento particolarmente utile per lenire le infiammazioni e le manifestazioni dolorose. Il tutto praticamente senza controindicazioni o effetti collaterali.

Come curare il tunnel carpale con l’aiuto della magnetoterapia? Oggi utilizzare i campi magnetici per la fisioterapia è facile come non mai. Tra i numerosi dispositivi elettromedicali pensati per l’utilizzo domestico, troverai sicuramente quello che risponde alle tue esigenze. Noi di 2A Group ti proponiamo RigenAct, sicuro, confortevole, versatile e facile da utilizzare.

Tieni stretto il tuo benessere

Grazie all’ampio ventaglio di cure e rimedi con cui contrastare la sindrome del tunnel carpale non dovrai mai rinunciare al tuo benessere né a un buon sonno ristoratore. Rivolgiti al tuo medico di fiducia per maggiori informazioni sulle possibilità offerte da ultrasuonoterapia e magnetoterapia.

Fonti:

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2397020/
  2. https://www.doveecomemicuro.it/enciclopedia/malattie/tunnel-carpale
  3. https://www.magalinimedica.it/blog/sindrome-tunnel-carpale/
  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4143510/
  5. https://www.epistemonikos.org/it/documents/e4828b9a0f9239ba89b2aca485ab954dd74e7c15
come si cura la sciatalgia con ultrasuoni e campi elettromagnetici pulsati

Il piacere di muoversi con fluidità, senza alcun fastidio né torpore: oggi potrai provarlo anche se soffri di sciatalgia. Questo disturbo, comune soprattutto tra le persone affette da ernia del disco, può essere affrontato e superato efficacemente con l’aiuto della giusta terapia.

Come si cura la sciatalgia? Grazie al supporto della medicina moderna e della tecnologia, sono disponibili molti trattamenti tra cui l’ultrasuonoterapia e la magnetoterapia. 2A Group punta a guidarti verso la soluzione più adatta al tuo caso fornendoti tutte le informazioni necessarie.

Che cos’è la sciatalgia?

Donna si tocca la schiena a causa di un dolore

Il primo passo da compiere per capire come si cura la sciatalgia è comprendere di cosa si tratti esattamente. È necessario fare un importante distinguo: di per sé, la sciatalgia (chiamata comunemente anche sciatica) non è una malattia, ma si tratta più precisamente di un sintomo¹.

Con questo termine si indica una manifestazione dolorosa che si irradia nella parte posteriore della gamba. La sensazione può partire già dal fondoschiena ed è solitamente laterale. La persona colpita proverà, oltre al dolore, anche un indebolimento dell’arto, pizzicore e torpore².

Si tratta di un sintomo che ci segnala la presenza di un problema a carico del nervo sciatico. Questo particolare nervo, detto anche nervo ischiatico, è il più lungo presente nel nostro corpo: esso parte infatti dal midollo spinale, scende nelle natiche, nelle cosce e in tutta la parte posteriore delle gambe. La sciatalgia altro non è che un dolore irradiato che segue il percorso del nervo.

Sono molte le persone interessate dalla sciatalgia e vengono per lo più trattate nell’ambito dell’assistenza primaria. Solo per una piccola percentuale si rivela necessario un intervento chirurgico³. È importante però sottolineare che la sciatica si manifesta il più delle volte come conseguenza di altre patologie: conoscere le cause della sciatalgia è fondamentale per risolverla efficacemente.

Cause e patologie associate alla sciatica

Uomo dolorante a causa del mal di schiena

Come si cura la sciatalgia? Come abbiamo visto, si tratta, prima ancora che di un disturbo, di un sintomo di altre patologie. Una buona conoscenza delle malattie associate alla sciatica permette quindi di imboccare il percorso terapeutico più indicato, tornando a muoversi liberamente nel minor tempo possibile.

Nella maggior parte dei casi, i pazienti iniziano a soffrire di sciatalgia in seguito a una compressione del nervo sciatico nella zona lombare. Infatti la principale causa del disturbo è proprio un’ernia del disco a quest’altezza.

La correlazione è talmente comune da essere stata notata sin da tempi antichissimi⁴: già gli Egizi e i Greci sospettavano che esistesse una relazione tra le patologie della colonna vertebrale (in particolare lombari) e i dolori alle gambe. Fu infatti Ippocrate il primo ad adottare il termine “sciatica”.

Tuttavia, anche altre condizioni e patologie possono provocare la sciatalgia. Tra queste, si ricordano:

  • Stenosi spinali lombari o stenosi foraminale, ovvero dei restringimenti di porzioni del canale vertebrale; la prima riguarda la zona lombare, la seconda il tratto compreso tra la zona lombare e quella sacrale;
  • Sforzi muscolari che, provocando infiammazioni, possono fare pressione sulla radice del nervo;
  • Fratture che danneggiano le radici dei nervi spinali lombari;
  • Spondilolistesi, una malattia spesso legata alla degenerazione discale;
  • Sindrome piriforme, che interessa un muscolo collocato al di sopra del nervo sciatico e che, di conseguenza, può causarne la compressione o irritazione;
  • Gravidanza, per via della pressione esercitata dall’utero sul nervo sciatico, specialmente nelle ultime settimane di gestazione;
  • Tumore o lesione al nervo sciatico;

In casi rari, anche i tumori spinali e le infezioni possono provocare la sciatalgia.

L’elenco appena descritto non è esaustivo: se inizi a manifestare dolore, formicolio o intorpidimento in una delle gambe, rivolgiti subito al tuo medico per un controllo.

Il decorso del nervo sciatico

Stando a quanto descritto, possiamo capire l’importanza di preservare la salute del nervo sciatico per evitare di soffrire di sciatalgia. Andiamo quindi a conoscerlo meglio.

Detto anche nervo ischiatico, questo elemento ha una grande importanza all’interno del nostro corpo⁵. Esso si origina nella parte bassa della schiena per poi estendersi per tutta la lunghezza della gamba, fino al piede.

Si tratta di un nervo misto: nasce dall’unione di una parte delle fibre nervose degli ultimi due nervi spinali lombari e dei primi tre nervi spinali sacrali, che si congiungono all’altezza del muscolo piriforme nel gluteo. La sua funzione è sia di tipo motorio sia sensitiva.

Qual è il suo decorso? Abbiamo visto che si origina nel gluteo: da qui prosegue verso il grande foro ischiatico presente nel bacino, attraversandolo. Quindi scende verso il piede, passando per tutta la lunghezza della coscia fino alla cavità poplitea nella parte posteriore del ginocchio. Qui si suddivide in due diramazioni:

  1. il nervo tibiale, che percorre longitudinalmente il compartimento posteriore della gamba, raggiungendo la pianta del piede. Esso si ramifica ulteriormente lungo tutto il tragitto;
  2. il nervo peroneo comune, che passa per la porzione laterale del ginocchio; qui di divide ancora in nervo peroneo superficiale e nervo peroneo profondo.

Sciatalgia: quali sono i fattori di rischio?

Donna si tocca la schiena dolorante mentre lavora

Tutti desideriamo condurre una vita lunga, sana e priva di impedimenti. La prevenzione è sempre la migliore alleata che si possa avere. Anche la possibilità di soffrire di sciatalgia può essere ridotta considerevolmente prestando attenzione ad alcuni elementi.

I fattori di rischio per quel che riguarda la sciatica comprendono caratteristiche intrinseche, problemi di salute o uno stile di vita sbagliato. I principali sono:

  1. invecchiamento, che provoca naturalmente dei cambiamenti a livello della colonna vertebrale. La sciatalgia insorge solitamente tra i 30 e 50 anni;
  2. sesso biologico, poiché la sciatica è leggermente più comune tra la popolazione maschile;
  3. obesità, poiché il maggior peso corporeo provoca pressione sulla schiena, innescando i problemi vertebrali correlati alla sciatalgia;
  4. elevato consumo di alcolici e fumo;
  5. professioni usuranti che rendono più soggetti all’ernia del disco e altri problemi della colonna vertebrale;
  6. pratiche sportive che espongono al rischio di traumi;
  7. eccessiva sedentarietà;
  8. diabete, correlato alle lesioni ai nervi;
  9. artrite, che innesca infiammazioni nella spina dorsale e quindi ai nervi.

Prestare la massima attenzione possibile a questi fattori ti permetterà di ridurre il rischio di sciatalgia. Qualora però se ne dovessero manifestare comunque i sintomi, rivolgiti con tempestività al tuo medico curante.

Sintomi della sciatalgia: quali sono?

Uomo dolorante si tocca la schiena

Non sempre la prevenzione è sufficiente. Se, nonostante le attenzioni, l’infiammazione del nervo sciatico dovesse sopraggiungere comunque, è molto importante riconoscerne i sintomi con la massima tempestività possibile.

Il primo campanello d’allarme, come per la maggior parte delle patologie che interessano i nervi, è il dolore. In questo caso, si tratta di una sensazione che parte dalla schiena, scendendo nella parte posteriore della gamba attraverso il gluteo. A seconda del caso, il dolore può variare di intensità: può essere molto lieve, oppure persino invalidante. Inoltre, alcune azioni tendono a peggiorarlo, come i colpi di tosse o gli starnuti. Anche mantenere a lungo una posizione seduta è controindicato. Alcuni pazienti lo descrivono come una specie di scossa elettrica.

Al dolore si associa spesso una sensazione di intorpidimento dell’arto. A questa consegue una difficoltà di movimento, dal momento che la sensibilità della gamba si riduce. Può essere percepito inoltre un formicolio per tutta la lunghezza della gamba, che può arrivare a raggiungere il piede. Infine, si può percepire una debolezza nei muscoli, in particolare nel polpaccio, alla caviglia o nel piede. Questo perché, come abbiamo visto, il nervo sciatico è deputato sia al movimento sia alla sensibilità.

Come si diagnostica la sciatica?

Hai avvertito alcuni dei sintomi appena elencati? In questo caso, è opportuno rivolgersi con tempestività al medico per la diagnosi e per le indicazioni su come curare la sciatalgia. Normalmente, la prognosi è di tipo favorevole per il paziente, anche in caso di sciatica acuta⁶: infatti, solo il 20/30% dei pazienti manifesta ancora problemi persistenti a uno o due anni dalla diagnosi.

Raggiunto lo studio del medico, questi procederà alla visita. In caso di sciatalgia, normalmente la diagnosi viene raggiunta tramite l’anamnesi e l’esame fisico. Quando un paziente riferisce di percepire un dolore irradiato alla gamba, solitamente si cerca di comprendere la distribuzione del dolore, per capire se si estenda al di sotto del ginocchio.

Per quel che riguarda l’esame fisico, esso è costituito principalmente da test neurologici, per esempio il test di sollevamento della gamba dritta. Un altro esame impiegato è il sollevamento delle gambe dritte incrociate.

In casi particolarmente gravi o in cui si valuta la possibilità di intervento chirurgico all’ernia del disco, vengono impiegate anche le tecniche diagnostiche per immagini.

Come si cura la sciatalgia?

Uomo gioca con il cane nel giardino

Il passo successivo alla diagnosi è, naturalmente, la cura. Esistono vari rimedi per la sciatica, che il tuo medico di riferimento ti indicherà a seconda delle specifiche esigenze del tuo caso.

Capita che la sciatalgia si risolva da sola. Tuttavia, è sempre possibile aiutarsi ad alleviare il dolore con del ghiaccio, da utilizzare per le prime 48-72 ore. Successivamente si passa all’utilizzo di impacchi caldi. Esistono inoltre delle terapie farmacologiche che consentono di alleviare i sintomi.

Di norma, non è consigliabile per il paziente rimanere allettato: è invece opportuno ridurre i propri movimenti per i primi due giorni dalla comparsa dei sintomi, andando a riprendere l’attività fisica un poco per volta.

Essendo numerose le cause della sciatalgia, anche i rimedi per il nervo sciatico infiammato sono molti e devono essere scelti oculatamente. In alcuni casi, si utilizzano tecniche di fisioterapia⁷, come l’ultrasuonoterapia e la magnetoterapia.

Curare la sciatalgia con l’ultrasuonoterapia

Dispositivo di ultrasuonoterapia Dolcontrol

Grazie alla sua scarsissima invasività e ai suoi numerosi ambiti di applicazione, la terapia a ultrasuoni rientra a pieno titolo tra i trattamenti fisioterapici più utilizzati. Le onde sonore, capaci di penetrare in profondità nei tessuti, offrono al paziente numerosi benefici: innanzitutto, un effetto analgesico, antinfiammatorio e decontratturante, oltre a un miglioramento del metabolismo cellulare. Tutti elementi che favoriranno il tuo percorso di recupero.

2A Group mette a tua disposizione Dolcontrol, un pratico e sicuro dispositivo per l’ultrasuonoterapia domiciliare: grazie a questo compatto apparecchio, potrai effettuare la tua cura per la sciatalgia nell’intimità di casa tua, sempre in piena sicurezza.

Curare la sciatalgia con la magnetoterapia

Dispositivo di magnetoterapia RigenAct

Scarsa invasività e ampia area di applicazione sono caratteristiche che riguardano anche la magnetoterapia, oggi utilizzata in fisioterapia per il trattamento di un gran numero di patologie muscolari, scheletriche e tendinee. I campi magnetici, oltre a favorire un effetto analgesico, decontratturante e antinfiammatorio, stimolano la circolazione sanguigna, con conseguente miglioramento dell’ossigenazione dei tessuti.

Per un recupero rapido dalla sciatalgia con la magnetoterapia, RigenAct è il dispositivo che fa al caso tuo: noi di 2A Group ti proponiamo un apparecchio elettromedicale che, grazie alla sua facilità di utilizzo e alla sua versatilità, ti permetterà di eseguire il trattamento ovunque ti trovi, efficacemente, comodamente e in sicurezza.

Rimedi con cui dire addio al torpore

RigenAct e Dolcontrol sono i migliori alleati per chi desidera tornare in movimento il più velocemente possibile: niente più dolore, niente più torpore, solo il piacere di godersi una ritrovata libertà.

Fonti:

  1. https://healthy.thewom.it/salute/sciatalgia/
  2. https://www.humanitas.it/sintomi/sciatalgia/
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1895638/
  4. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1836955320300229?via%3Dihub
  5. https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/nervo-sciatico.html
  6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1895638/
  7. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1836955320300229?via%3Dihub#sec2

fratture femorali come prevenirle e come curarle

Una passeggiata in campagna, un giro in bicicletta la domenica o anche semplicemente un pomeriggio in compagnia: perché lasciare che le fratture femorali mettano un punto fermo a tutto questo?

La prevenzione oggi consente di ridurre notevolmente il rischio di frattura del femore. Anche laddove non si potesse evitare, esistono numerose opzioni terapeutiche per un rapido recupero.

Vuoi vivere una vita sempre in movimento? È tua abitudine saltare con entusiasmo ogni ostacolo? Grazie alle informazioni che 2A Group ti offre, sarà ancora più facile. Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta del femore e delle sue caratteristiche.

Cos’è il femore

Anatomia femore

Il primo passo per evitare di ritrovarsi con una frattura femorale è conoscere meglio il nostro scheletro e le sue caratteristiche. Innanzitutto, bisogna sapere che non tutte le ossa sono uguali1. Sono infatti presenti ossa corte, come per esempio quella della rotula, ossa piatte, tra cui le scapole, e ossa lunghe: il femore appartiene a quest’ultimo gruppo.

Le ossa lunghe si distinguono per alcuni tratti, tra cui la presenza di una porzione allungata, che prende il nome di diafisi. Qui si trova il canale midollare, in cui alloggia appunto il midollo osseo. Le ossa lunghe presentano su entrambe le estremità un ingrossamento di tessuto spugnoso: questa porzione di osso è detta epifisi.

Il femore, ovvero l’osso che si trova all’interno della nostra coscia, è caratterizzato da questa conformazione, come le altre ossa lunghe. Si tratta di un elemento particolarmente importante all’interno del nostro scheletro, essendo fondamentale per il movimento. Oltre a essere legato con i muscoli della coscia, comunica con l’anca, costituendo l’articolazione coxofemorale, con la tibia e la rotula nell’articolazione del ginocchio.

Data la sua posizione e il suo ruolo, capiamo quindi facilmente quanto sia importante prendersi cura del femore e trattarlo con prontezza in caso di frattura.

Cos’è la frattura del femore

Uomo si tiene il femore a causa di un dolore

Può accadere che, a causa di un trauma, un osso si rompa: il femore di certo non fa eccezione. Potremmo essere portati a pensare che, trattandosi di un osso particolarmente robusto, sia poco soggetto a fratture, ma non è così. Anzi, le fratture femorali possono verificarsi a ogni età2: nei pazienti più giovani possono essere provocate da urti violenti, mentre col progredire dell’età l’osteoporosi è la principale responsabile.

Le fratture femorali possono essere di vario genere. Per esempio, l’osso potrebbe rompersi nella sua parte centrale in seguito a un incidente. Può accedere anche che a fratturarsi sia la testa del femore, ovvero l’epifisi che si congiunge all’anca nell’articolazione coxofemorale. Sebbene si tratti di un tipo di infortunio di per sé non comune3, è più frequente nella popolazione anziana.

Le cause delle fratture femorali

Uomo anziano svolge lavori su uno scaletto

Come per molte altre problematiche che riguardano l’apparato muscolo-scheletrico, anche per le fratture femorali le cause possono variare a seconda dell’età del paziente.

Ricordiamoci che il femore è comunque un osso: in quanto tale, tra le principali cause di rottura vi sono traumi, incidenti e cadute.

I più giovani possono ritrovarsi con un femore rotto in seguito a un incidente stradale, oppure un trauma sportivo piuttosto violento. L’osso della coscia infatti, essendo deputato a sopportare il peso del corpo, è particolarmente robusto. Occorre quindi un urto molto forte perché possa fratturarsi, a meno che la persona colpita non sia interessata anche da altre patologie delle ossa.

Con l’avanzare dell’età, purtroppo fratturarsi il femore diventa sempre più semplice: nei pazienti anziani spesso la causa è una semplice caduta accidentale4. Si ha infatti a che fare frequentemente con persone affette da osteoporosi.

Femore rotto: quali sono i sintomi?

Nonna cammina in campagna con nipote

Abbiamo visto che il femore è un osso lungo: di conseguenza, può fratturarsi in punti diversi a seconda della situazione. Un femore rotto a una estremità darà sintomi differenti rispetto a una frattura nella parte centrale. In ogni caso, la prima manifestazione sarà sempre un dolore acuto e immediato; il sintomo doloroso potrebbe irradiarsi verso l’alto, in direzione dell’inguine, o in basso, arrivando a volte perfino alla caviglia.

Gli altri sintomi comprendono il gonfiore e la presenza di ematomi. Inoltre il paziente avrà difficoltà a mantenersi in piedi e a muovere la gamba. Al momento del trauma, si avverte solitamente uno schiocco nell’area interessata.

Poiché riguardano un osso così importante per il movimento, le fratture femorali devono essere trattate in modo adeguato e con tempestività. In caso contrario, i pazienti possono andare incontro a complicazioni. Tra queste vi sono la deformazione e l’accorciamento dell’arto colpito, l’artrosi post traumatica, difficoltà di movimento e, naturalmente, le infezioni.

Le tipologie di fratture femorali

Non tutte le fratture del femore sono uguali, ma possono essere classificate in modo diverso5. In primo luogo, vengono suddivise a seconda della quantità di frammenti ossei generati e dalla loro posizione. Avremo quindi delle fratture composte, ovvero in cui i frammenti rimangono in posizione, oppure fratture scomposte, laddove i frammenti non rimangono nella loro posizione anatomica. Infine, è possibile incorrere nelle fratture esposte, cioè quelle che hanno provocato la lacerazione della cute: si tratta quindi di danni ben visibili e ad alto rischio di infezione.

Anche il punto in cui avviene lo spezzamento dell’osso consente di classificare le fratture femorali in modi differenti:

  1. se viene coinvolta la testa del femore, ovvero la parte che forma l’articolazione dell’anca, avremo una frattura prossimale intracapsulare;
  2. se a fratturarsi è il collo del femore, parleremo di frattura prossimale sottocapitata;
  3. le fratture a carico del massiccio trocanterico sono dette prossimali extracapsulari;
  4. se a rompersi è la parte centrale, parleremo di frattura diafisaria;
  5. se a essere coinvolti sono invece i condili femorali, ovvero le sporgenze che formano l’articolazione del ginocchio, avremo a che fare con una frattura distale.

Le fratture prossimali sono le più comuni dei pazienti anziani: sono infatti solitamente la conseguenza di patologie degenerative, tra cui l’osteoporosi.

La frattura del femore negli anziani

Signora anziana in bicicletta

Quello della vita è un viaggio lungo e avventuroso. Ogni sua fase presenta degli ostacoli, e la terza età non è da meno. Come abbiamo già avuto modo di vedere insieme, le fratture femorali sono particolarmente comuni tra i pazienti anziani, a tal punto da essere considerate tra le principali malattie che li interessano6. Le conseguenze di queste fratture possono essere anche molto gravi7, andando a pesare sullo stile di vita della persona interessata.

Quando si parla di fratture femorali negli anziani, ci si riferisce per lo più a pazienti tra i 70 e i 90 anni di età. Inoltre, il problema è più comune tra le donne, poiché si associa all’osteoporosi, anch’essa patologia più frequente nel sesso femminile. Ma è bene ricordare che, generalmente, superati i 70 anni la densità ossea si riduce, rendendo più probabili le fratture.

Dato il ruolo particolare del femore, è facile capire come mai sia un osso particolarmente colpito: esso è delegato a sopportare il peso del corpo, ma con l’avanzare dell’età la sua resistenza si riduce (cosa che invece non avviene col peso da sostenere).

Quindi, se nei giovani normalmente il problema è la diretta conseguenza di un trauma, la frattura del femore negli anziani può verificarsi anche “spontaneamente”. A volte è sufficiente un semplice movimento di torsione perché l’osso si rompa, facendo cadere il paziente. Ma quindi, in queste circostanze non è la caduta a provocare la frattura femorale: ne è la conseguenza! Anche la frattura della testa del femore può originarsi con una dinamica simile: l’osso si rompe prima ancora che l’anziano tocchi terra.

Come prevenire le fratture del femore

La prevenzione è sempre la tua migliore alleata, anche quando si parla di problematiche causate da incidenti. I pazienti più giovani che praticano attività sportive possono ridurre i rischi indossando protezioni adeguate ed evitando i movimenti usuranti.

Chi fosse già in età avanzata invece può adottare alcuni accorgimenti, come:

  • indossare scarpe con cui è facile e comodo camminare, possibilmente con suole antiscivolo;
  • rimuovere dalla propria casa gli ostacoli o tutto ciò su cui può essere facile inciampare;
  • evitare le superfici scivolose;
  • mantenere ben illuminati gli ambienti;
  • in caso di osteoporosi, assumere integratori alimentari con calcio e vitamina D, oppure assumere i farmaci prescritti dal proprio medico di riferimento.

Come diagnosticare la frattura del femore?

Se il paziente presenta i sintomi che abbiamo descritto nei paragrafi precedenti, è probabile che abbia subito una frattura femorale. La diagnosi può essere confermata grazie alle radiografie, che consentono anche di individuare la posizione e la tipologia della frattura.

I trattamenti

La principale forma di trattamento per la frattura femorale è la chirurgia. Tuttavia, per facilitare il percorso di recupero del paziente si possono adottare terapie elettromedicali8, anche a domicilio. Oggi infatti esistono numerosi dispositivi portatili che consentono di eseguire le cure nella comodità di casa propria.

Curare le fratture femorali con gli ultrasuoni

Dispositivo di ultrasuonoterapia Dolcontrol

La terapia a ultrasuoni viene oggi impiegata in fisioterapia in numerose diverse circostanze. Grazie alla sua scarsa invasività, è adatta alla maggior parte dei pazienti. Il trattamento si basa sull’utilizzo delle onde sonore ad alta frequenza, capaci di penetrare nei tessuti regalando numerosi benefici, in primo luogo l’effetto analgesico.

L’ultrasuonoterapia può supportarti nel tuo percorso di recupero da una frattura femorale, così che i tempi di recupero si riducano. 2A Group, per rendere le tue cure ancor più confortevoli, ti propone Dolcontrol: un dispositivo in grado di garantirti tutti i benefici del trattamento a ultrasuoni.

Curare le fratture femorali con la magnetoterapia

Dispositivo di magnetoterapia RigenAct

Anche la magnetoterapia ha trovato vasta applicazione in ambito fisioterapico per via dei suoi effetti analgesici, antinfiammatori e che favoriscono il rilassamento muscolare. I campi magnetici agiscono direttamente a livello cellulare, stimolando il processo curativo: una soluzione non invasiva e con pochissime controindicazioni!

Grazie a RigenAct di 2A Group, oggi potrai fare passi da gigante nel tuo percorso di recupero dalla frattura del femore, senza per questo doverti muovere da casa tua. Disponibile anche nella versione portatile, il dispositivo ti permetterà di effettuare il trattamento in ogni circostanza, sempre con il massimo comfort.

A grandi passi verso un futuro luminoso

Per camminare a grandi passi verso una completa riabilitazione della frattura del femore, segui i consigli del tuo medico di fiducia. 2A Group ti affiancherà nel tuo percorso, fornendoti dispositivi pratici, sicuri e affidabili per la terapia domiciliare.

Fonti:

1 https://www.pazienti.it/contenuti/anatomia/femore

2 https://www.humanitas.it/malattie/frattura-del-femore

3 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5585088/

4 https://www.my-personaltrainer.it/frattura-femore.html

5 https://www.chirurgoortopedico.it/frattura-del-femore

6 https://www.magalinimedica.it/blog/fratture-femore-anziani/

7 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7919867/

8 https://www.sixtusitalia.it/we-care/frattura-femore-riabilitazione-a-casa

sintomi di fibromialgia riconoscerli per contrastarli

La nostra quotidianità si compone di tanti piccoli gesti: in famiglia, al lavoro, nello sport e perfino nei momenti di relax il movimento ci accompagna sempre. I sintomi di fibromialgia, caratterizzati dalla loro manifestazione dolorosa, possono rappresentare un freno a tutto questo. Ma è davvero così? 

Oggi una diagnosi di fibromialgia non è più un fardello come in passato: la moderna medicina e le tecnologie che vi si associano mettono a tua disposizione soluzioni efficaci per il trattamento del dolore. In questo modo potrai continuare a svolgere le tue attività preferite senza preoccupazione e, soprattutto, senza fare i conti coi sintomi di fibromialgia. 

Il viaggio verso il benessere passa sempre dalla conoscenza. Lascia che noi di 2A Group, forti della nostra esperienza nel settore, condividiamo con te le informazioni che ti consentiranno di contrastare efficacemente la fibromialgia. 

Cos’è la fibromialgia 

Donna dolorante a causa della fibromialgia

Il primo passo è rispondere a una semplice domanda: cos’è la fibromialgia?

La fibromialgia è una sindrome muscoloscheletrica caratterizzata da dolore generalizzato1, con un aumento delle risposte agli stimoli percepiti come nocicettivi e sintomi somatici. Si contraddistingue per il dolore cronico e può essere associato o meno a rigidità articolare

È una delle cause più comuni di dolore cronico diffuso2, ma sono presenti anche numerosi sintomi accessori. Tra le principali caratteristiche di questa patologia vi sono quindi i dolori muscolari diffusi, l’affaticamento e la rigidità, ma anche problemi legati a insonnia, memoria e alterazioni dell’umore. 

Questa patologia colpisce con maggiore frequenza le donne adulte, apparendo in modo graduale e aggravandosi col passare del tempo. Tuttavia, può essere innescata anche da un evento scatenante: un trauma fisico, un’infezione o il forte stress psicologico possono dare inizio ai sintomi di fibromialgia. 

Le cause della fibromialgia 

Donna dolorante a causa della fibromialgia

Una volta capito in cosa consista questa sindrome muscoloscheletrica, possiamo concentrarci sulle sue cause. Spesso infatti capire come si origina un particolare disturbo può aiutarci non solo a prevenirlo, ma anche a comprenderlo meglio. 

A oggi purtroppo le cause della fibromialgia sono ancora ignote3. Tuttavia, si ritiene che vi siano alcuni fattori in grado di provocare la sindrome fibromialgica. Come accennato nel paragrafo precedente, la sindrome può innescarsi a seguito di un evento specifico, come una malattia o un trauma (sia di natura fisica che di natura psicologica). 

I medici ritengono improbabile che il disturbo abbia origine da una singola causa: molti pazienti affetti dalla patologia non riescono a identificare un singolo evento scatenante che si leghi alla comparsa dei sintomi di fibromialgia. Nonostante ciò, sono stati identificati alcuni fattori esterni principali che possono innescare o  far peggiorare i sintomi. Tra questi vi sono: 

lo stress (anche dovuto a eventi traumatici o lutti); 

l’affaticamento provocato dal lavoro

la carenza di sonno

il rumore

il freddo

l’umidità

i cambiamenti metereologici; 

la sindrome premestruale

Quali sono i sintomi di fibromialgia? 

Uomo dolorante a causa della fibromialgia

Fatta chiarezza sulla natura della sindrome fibromialgica, concentriamoci sul modo in cui si manifesta.  Cogliere adeguatamente i sintomi di fibromialgia e riportarli al tuo medico ti consentirà di intraprendere con tempestività un percorso terapeutico adatto al tuo caso. L’obiettivo è tornare alla tua quotidianità senza dolore: non trascurare mai un sintomo! 

Come abbiamo visto, i sintomi predominanti della sindrome sono di natura dolorosa. Di norma il paziente avverte dolori diffusi in tutto il corpo, che possono però partire da una sede localizzata (per esempio le  spalle). Col passare del tempo, il sintomo si estenderà anche ad altre sedi. 

Dal momento che esistono molte patologie che si manifestano tramite il dolore muscolo-scheletrico, riconoscere nello specifico i sintomi di fibromialgia è molto utile per evitare di ritrovarsi con una diagnosi errata. Il dolore fibromialgico si associa a sensazioni quali: 

bruciore

rigidità

contrattura

tensione

Esso può inoltre variare durante il corso della giornata in base al livello di attività della persona interessata, ma anche alle condizioni atmosferiche. I ritmi del sonno e lo stress possono a loro volta influire sui sintomi. 

Molti pazienti affetti da fibromialgia riferiscono di percepire costantemente almeno un lieve dolore, che si manifesta principalmente nei muscoli. A esso si associa inoltre una sensazione di malessere generale. Prestare la massima attenzione ai sintomi e riuscire a descriverli al tuo medico in modo corretto consentirà di ottenere una diagnosi più accurata e, di conseguenza, di accedere a un percorso di cure idoneo. 

I tender points: cosa sono? 

Ragazza dolorante a causa della fibromialgia

Abbiamo visto come i sintomi di fibromialgia possano confondere, essendo simili a quelli che si manifestano in presenza di altre patologie muscolo-scheletriche. Inoltre, dal momento che la sindrome non offre alterazioni di laboratorio, si può giungere a una diagnosi quasi esclusivamente basandosi sui sintomi riferiti dal paziente. Per questa ragione, purtroppo, per molto tempo i dolori avvertiti per la fibromialgia venivano spesso ritenuti immaginari4

Le ricerche mediche svolte negli ultimi 10 anni tuttavia vengono in nostro aiuto: infatti oggi sappiamo che sono presenti specifiche aree algogene alla digitopressione. Questi specifici punti sensibili, chiamati tender points, sono presenti solo nei pazienti affetti da fibromialgia, mentre non vengono riscontrati nelle persone sane o affette da patologie dolorose di altra natura. 

È chiaro quindi come la scoperta dei tender points5 abbia rappresentato un punto di svolta nella diagnosi della sindrome fibromialgica. Essi sono così distribuiti nel corpo6

2 alla base del cranio / collo anteriore; 

2 alla base del collo nella parte posteriore

4 in cima alla spalla nella parte posteriore, fra la clavicola e la spina dorsale; 

2 sulla cassa toracica; 

2 sul bordo esterno dell’avambraccio, di poco sotto del gomito; 

2 nella parte alta dell’anca; 

2 nella parte bassa dei glutei;

2 all’altezza delle ginocchia. 

Come prevenire la fibromialgia? 

Il percorso che ci porterà a conoscere accuratamente la fibromialgia è ancora lungo. Infatti ancora oggi dobbiamo scoprirne nel dettaglio le cause. Purtroppo, dal momento che c’è molto che non sappiamo su questa sindrome, non abbiamo a disposizione specifiche misure preventive nei suoi confronti. 

La miglior scelta da parte dei pazienti è rivolgersi con tempestività al proprio medico curante nel caso dovessero riscontrare i sintomi che abbiamo descritto nei paragrafi precedenti. 

Come diagnosticare la fibromialgia 

Nel caso della fibromialgia, la conoscenza può giocare in nostro favore molto più che in altri casi. Infatti, come abbiamo già visto, non esistono al momento esami di laboratorio o di radiologia in grado di diagnosticare questa sindrome. Gli specialisti devono quindi affidarsi in gran parte sui sintomi riferiti dagli stessi pazienti: essere in grado di descrivere il tipo di dolore che ti affligge e il modo in cui compare può essere di grande aiuto per il tuo medico. 

Come procedere quindi per ottenere una diagnosi corretta, senza correre il rischio che la malattia venga confusa con un’altra patologia reumatica? Il paziente deve riscontrare un dolore diffuso in sedi corporee simmetriche; esso deve persistere da almeno 3 mesi7. A questo sintomo si deve associare la positività ad almeno 11 dei 18 tender points identificati dalla medicina

Il medico provvederà ad accertarsi che i sintomi di fibromialgia non siano in realtà associati ad altre patologie che si manifestano in modo simile. Per questo prescriverà delle analisi, così da escludere la presenza di altre malattie. 

Una volta confermata la diagnosi si potrà procedere con il percorso di cura più adatto al caso. 

Come trattare la fibromialgia? 

Uomo dolorante a causa della fibromialgia

Oggi i pazienti hanno a disposizione un ventaglio di opzioni per il trattamento dei sintomi di fibromialgia

  1. i farmaci, ai quali spesso si ricorre per ridurre lo stato di dolore;
  2. le tecniche di rilassamento muscolare e gli esercizi specifici ideati proprio per lo stiramento dei muscoli; 
  3. programmi educativi per il paziente, che vedremo di seguito. 

Si può adottare un approccio terapeutico multimodale, che passa per l’educazione del paziente. Si inizia dalla descrizione delle caratteristiche della malattia e del programma terapeutico, andando a modificare le abitudini quotidiane che potrebbero determinare o perpetuare i sintomi di fibromialgia. A questo si aggiunge la programmazione di un’attività fisica moderata e continuativa, una terapia farmacologica o riabilitativa e un adeguato supporto psicologico (nei casi in cui fosse necessario). 

Il tuo medico saprà indicarti il percorso di cure idoneo per consentirti di tornare a muoverti in piena libertà. 

I benefici dell’ultrasuonoterapia e della magnetoterapia per la fibromialgia 

Anche noi di 2A Group puntiamo a fare la nostra parte nel trattamento dei sintomi di fibromialgia: per questo desideriamo condividere le conoscenze e competenze che abbiamo maturato in anni di attività nel settore.  In particolare, ci occupiamo di dispositivi per l’ultrasuonoterapia e la magnetoterapia domiciliare idonei per il trattamento di numerose patologie muscolo-scheletriche e reumatiche, tra cui la sindrome fibromialgica. Di seguito troverai tutte le informazioni del caso: se ritieni che possa trattarsi dei percorsi terapeutici adatti al tuo caso, parlane col tuo medico. 

Come curare la fibromialgia con l’ultrasuonoterapia 

Dispositivo di ultrasuonoterapia Dolcontrol

La terapia a ultrasuoni si è rivelata uno strumento efficace per contrastare i sintomi di fibromialgia, primo tra tutti il dolore8. In cosa consiste questo trattamento? Si tratta di una procedura fisioterapica che impiega le onde sonore ad alta frequenza per suscitare un effetto termico meccanico. Irradiando i tessuti con gli  ultrasuoni, essi iniziano a vibrare, producendo calore. 

L’ultrasuonoterapia è inoltre semplice da applicare. Grazie a dispositivi domiciliari come Dolcontrol eseguire le sessioni di cura è ancora più facile. Si tratta di un dispositivo elettromedicale pensato appositamente per chi ha l’esigenza di svolgere il trattamento nell’intimità di casa propria. L’apparecchio ti consente di alleviare i sintomi dolorosi provocati dalla fibromialgia, abbreviando i tempi di recupero

Grazie all’ultrasuonoterapia infatti vengono favoriti i processi riparativi e antinfiammatori, ma anche il rilassamento dei muscoli. Con Dolcontrol potrai godere di questi benefici in modo rapido, semplice e sicuro: si tratta infatti di un dispositivo elettromedicale certificato da Ministero della Salute

Come curare la fibromialgia con la magnetoterapia 

Dispositivo RigenAct portatile

Un’altra opzione terapeutica, anch’essa proveniente dal campo della fisioterapia, è rappresentata dalla magnetoterapia. Si tratta di un approccio molto utilizzato per alleviare i sintomi delle infiammazioni e delle patologie ossee, muscolari, reumatiche e articolari. In cosa consiste? 

Questo percorso di cura si basa sull’utilizzo degli impulsi elettromagnetici: infatti l’interazione tra i campi magnetici pulsati e la struttura delle cellule facilita il recupero delle condizioni fisiologiche. Inoltre, la magnetoterapia stimola la circolazione sanguigna e quindi l’ossigenazione dei tessuti. I suoi effetti sono di tipo analgesico e antinfiammatorio. 

Per l’applicazione delle magnetoterapia a domicilio, noi di 2A Group ti proponiamo RigenAct. Come Dolcontrol, anche questo è un dispositivo pratico e comodo da utilizzare. Grazie a RigenAct potrai eseguire le tue sessioni di magnetoterapia godendo del massimo comfort. Una libertà di cui potrai finalmente godere a pieno per merito degli effetti analgesici del trattamento. 

Il dispositivo verrà importato dal tecnico sul programma adatto a te: in questo modo potrai raggiungere i tuoi obiettivi in un tempo ridotto, il tutto in sicurezza: si tratta infatti di un apparecchio elettromedicale certificato dal Ministero della Salute. 

Spegni il dolore, accendi Dolcontrol e RigenAct

Ci sono ancora molte domande a cui rispondere quando si parla di fibromialgia. Il progresso della medicina ci consentirà un domani di individuarne precisamente le cause, così che possiamo fare affidamento sul nostro maggiore alleato: la prevenzione. Tuttavia, oggi diagnosticare la sindrome è molto più semplice di quanto non lo sia stato in passato, consentendo anche un trattamento più efficace dei sintomi di fibromialgia. 

2A Group desidera fare la sua parte, aiutandoti nel tuo percorso di cura grazie a dispositivi elettromedicali sicuri, efficaci e di semplice utilizzo. Per saperne di più, non esitare a contattarci dopo aver richiesto il parere  del tuo medico di fiducia. 

Fonti

1 https://www.reumatologiaclinica.org/en-physiopathology-fibromyalgia-articulo-S2173574320300605

2 https://www.clinexprheumatol.org/abstract.asp?a=17133 

3 https://sindromefibromialgica.it/fibromialgia/

4 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6016048/

5 https://www.ccjm.org/content/85/5/367.long 

6 https://www.accademiamassaggi.it/tender-points-cosa-sono-come-trattarli/ 

7 https://www.humanitas.it/malattie/fibromialgia/

8 https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=65071# 

le cause dell’ernia del disco riconoscerle per contrastarle

Non è un caso se l’espressione “avere spina dorsale” è parte del gergo comune: la nostra colonna vertebrale è un’alleata fondamentale! Ci consente di sorreggerci, di stare in piedi, di sollevare pesi e quindi ci aiuta a muoverci liberamente. Proprio perché si tratta di una parte così importante del nostro corpo, la colonna vertebrale viene sottoposta a costanti sforzi e sollecitazioni che possono, a lungo termine, comprometterla

Passo dopo passo, la nostra spina dorsale ci sostiene: sostienila anche tu prevenendo o curando le principali patologie che possono colpirla! Tra queste, una condizione particolarmente comune è rappresentata dall’ernia del disco, i cui sintomi possono talvolta risultare invalidanti. Per fortuna, oggi esistono trattamenti e dispositivi che consentono di ridurre dolore e infiammazione, permettendo di risolvere ostacoli ritenuti un tempo insormontabili. Noi di 2A Group abbiamo preparato per te una guida grazie alla quale potrai riconoscere i sintomi dell’ernia discale o lombare, così da intraprendere con prontezza il percorso terapeutico più appropriato. 

Ernia del disco: cos’è? 

Donna con mal di schiena

Tutti abbiamo sentito parlare di ernia del disco. Ma quanti di noi la conoscono veramente? Come in molti altri casi, per scongiurare l’insorgere della patologia o per poter iniziare le cure più adatte con prontezza, è molto importante avere a disposizione le informazioni chiave

Di cosa parliamo quindi quando menzioniamo l’ernia discale1? Di una condizione che riguarda la colonna  vertebrale e che può risultare molto dolorosa per il paziente. In particolare, viene chiamata “erniazione” la fuoriuscita del materiale gelatinoso che normalmente alloggia nei cuscinetti o nei dischi che si trovano tra una vertebra e l’altra. Come il nome stesso della condizione suggerisce, si tratta di una sorta di dischetto, composto da una parte interna gommosa e una parte esterna più dura, infilato tra due vertebre; il suo compito è permettere il movimento della colonna, così che la struttura risulti flessibile e si preservi meglio

Tuttavia, può accadere che, a causa dell’eccessiva usura, di un trauma, di un movimento anomalo o del naturale processo di invecchiamento, la parte dura di uno di questi dischetti si rompa, facendo uscire il cuscinetto gelatinoso interno: questo provoca l’irritazione dei nervi che si trovano attorno alla colonna vertebrale, provocando di conseguenza sintomi dolorosi, anche in assenza di movimento. 

Dal momento che l’erniazione può essere provocata, come accennato, da numerosi fattori e può manifestarsi con sintomi diversi, è molto importante prendersi cura della propria schiena a scopo preventivo e rivolgersi tempestivamente a uno specialista appena si nota qualcosa di anomalo

Le principali cause dell’ernia del disco 

Uomo dolorante a causa del mal di schiena

Le cause dell’ernia del disco2 possono essere di vario genere. È opportuno tenere presente innanzitutto che si tratta di una condizione degenerativa: infatti insorge per via della graduale usura delle strutture che compongono la colonna vertebrale, ed è quindi spesso legata al passare degli anni e al naturale processo di invecchiamento. Inoltre, è una condizione che si manifesta di frequente nelle persone che eseguono lavori o professioni pesanti, per via dell’elevata sollecitazione dei dischi. 

Il passare del tempo comporta la graduale perdita del contenuto acquoso dei dischi vertebrali: le conseguenze sono una resistenza e una flessibilità sempre minori. Questo spiega chiaramente perché la patologia sia più frequente tra le persone anziane, ma l’usura non è l’unica causa. Infatti, anche un trauma può portare all’insorgere dell’erniazione.

Inoltre, dobbiamo assolutamente citare tra le cause le cadute accidentali che possono portare problematiche alla schiena, il trasporto continuo di materiali pesanti e il sollevamento di pesi che possono usurare le nostre articolazioni.

Se per caso svolgi o hai svolto in passato attività che hanno messo la tua colonna vertebrale alla prova, non sottovalutare i campanelli d’allarme: con l’aiuto del tuo medico potrai evitare l’insorgere o il peggiorare della tua condizione! 

L’ernia lombare e l’ernia cervicale 

Uomo dolorante a causa dell'ernia al disco

Come il tuo medico di fiducia potrà confermarti, non tutte le ernie sono uguali. Per intraprendere il percorso terapeutico più adatto alle esigenze del tuo caso bisogna capire di che tipo di erniazione si tratta. 

Iniziamo col vedere più da vicino com’è fatta la nostra colonna vertebrale3. Come ci dice il suo stesso nome, essa si compone di vertebre, precisamente 33; esse vanno dal nostro cranio fino all’osso sacro, suddividendosi come segue: 

7 vertebre cervicali; 

12 vertebre dorsali; 

5 vertebre lombari; 

5 vertebre calcificate sacrali; 

4 vertebre calcificate coccigee. 

I segmenti così creati sono anch’essi diversi tra loro: i primi tre (cervicale, dorsale e lombare) si riconoscono per via dell’interposizione dei dischi tra le vertebre, mentre gli ultimi due (sacrale e coccigeo) presentano vertebre calcificate tra loro; per questa ragione possono anche essere considerati come ossa uniche e non sono soggetti a ernie. 

Tra le condizioni più comuni vi sono l’ernia cervicale e l’ernia lombare, che si distinguono l’una dall’altra quindi per via della posizione dei dischi interessati4: l’ernia cervicale implica la compressione delle radici nervose che coinvolgono gli arti superiori, mentre l’ernia lombare riguarda le radici nervose che coinvolgono gli arti inferiori. Dal momento che le due erniazioni coinvolgono arti diversi, questi sintomi possono aiutarti a identificarle più efficacemente e prendere i giusti provvedimenti. 

Quali sono i sintomi dell’ernia discale? 

Ora che conosciamo le tipologie e le cause dell’ernia del disco, il prossimo passo è essere in grado di identificarne i sintomi5. La condizione può anche essere non dolorosa, dal momento che i sintomi variano a seconda dell’età del paziente e delle vertebre coinvolte. I principali sono: 

dolore, che può divenire talmente intenso da impedire sforzi e movimenti; 

intorpidimento e formicolio, con una debole o assente risposta degli arti; 

debolezza

I sintomi dell’ernia cervicale 

Nel caso dell’ernia cervicale, la manifestazione dolorosa riguarderà in particolare il collo, irradiandosi frequentemente nel braccio. A questa sensazione possono affiancarsi disturbi da compressione, che possono provocare

deficit motori o paralisi nei casi gravi; 

difficoltà di movimento del braccio

debolezza muscolare

mal di testa

formicolii e sensazione di scossa alle braccia

compromissione del midollo spinale

sensazione di punture di spilli a livello cervicale

I sintomi dell’ernia lombare 

In caso invece di ernia lombare, che si manifesta solitamente tra i 30 e i 50 anni, il paziente presenterà un forte dolore lombare, diffuso nella parte bassa della schiena e spesso anche in uno degli arti inferiori. Il dolore tipico dell’ernia lombare è accentuato da starnuti e colpi di tosse, mentre può essere alleviato giacendo in posizione supina

Inoltre, il paziente presenterà: 

perdita di forza negli arti inferiori; 

difficoltà nel controllo degli sfinteri; 

intorpidimento e formicolio; 

ridotta sensibilità cutanea. 

In aggiunta, l’ernia lombare si associa all’infiammazione della parte bassa della schiena6, talvolta associata anche alla regressione dell’erniazione. 

Prevenzione dell’ernia del disco 

Donna dolorante alla schiena mentre si allena

L’ernia rappresenta senza dubbio un ostacolo sul tuo percorso. Tuttavia, si tratta di un ostacolo aggirabile con l’aiuto della giusta prevenzione. Date le cause dell’ernia del disco, uno stile di vita sano è il tuo miglior alleato: una moderata ma regolare dose di esercizio fisico, il mantenimento di un peso corporeo bilanciato e un’alimentazione priva di eccessi sono le principali linee guida da seguire. 

Inoltre, è opportuno evitare le attività e gli sport usuranti e gli sforzi eccessivi, come il sollevamento di grossi pesi. Infine, anche il mantenimento di una corretta postura, riducendo le possibilità di alterazione della colonna vertebrale, può contrastare l’insorgenza delle ernie. 

Come si diagnostica l’ernia? 

Laddove non arriva la prevenzione, arriva invece la cura. Ma per poter imboccare un percorso terapeutico adeguato è necessaria prima di tutto la diagnosi da parte di uno specialista. Se manifesti alcuni dei sintomi che abbiamo descritto nei paragrafi precedenti, potrai fugare ogni dubbio prenotando una visita da un ortopedico. 

Normalmente la valutazione medica è sufficiente per raggiungere la diagnosi, ma può rivelarsi necessario eseguire altri esami di approfondimento, ovvero: 

TAC, per eseguire una valutazione complessiva; radiografia, per escludere altre patologie; 

radiografia, per escludere altre patologie;  

risonanza magnetica, per valutare la posizione dell’ernia e il contatto coi nervi. 

Il trattamento dell’ernia del disco 

Una volta ottenuta una diagnosi completa potrai procedere col trattamento idoneo alle esigenze del tuo caso. Come abbiamo visto, le erniazioni possono essere diverse tra loro: allo stesso modo la scelta della terapia dipende da molti fattori

In ogni caso, in fase iniziale si cerca sempre di intervenire nel modo meno invasivo possibile, per non rischiare di portare nuovi danni alla colonna: si procede quindi con una terapia farmacologica per stabilizzare innanzitutto la condizione dolorosa. Laddove questa strada non dovesse rivelarsi idonea, si prende in considerazione la possibilità di intervenire chirurgicamente. 

Per quel che riguarda l’aspetto farmacologico, si utilizzano solitamente gli antidolorifici e i mio-rilassanti, ma anche i corticosteroidi, che offrono anche una potente azione antinfiammatoria. In alcuni casi, ai medicinali vengono affiancati trattamenti fisioterapici, anch’essi pensati per lenire il dolore, ma anche per stabilizzare l’ernia. Infine, si può optare per il supporto fornito dall’elettrostimolazione, la terapia a ultrasuoni e la magnetoterapia

Trattare l’ernia con ultrasuonoterapia e magnetoterapia 

Se soffri di ernia del disco, sicuramente le tue priorità saranno eliminare il dolore e rimetterti in piedi al più presto! Infatti, i trattamenti che abbiamo appena elencato sono stati pensati proprio per ridurre quanto più possibile il dolore e l’infiammazione, consentendoti di tornare a svolgere le tue attività quotidiane in poco tempo. 

Se la fisioterapia e la chirurgia possono aiutarti a ridurre l’erniazione, esistono molti altri percorsi terapeutici mirati per i sintomi dolorosi. 2A Group si è specializzata negli anni in questo settore: oggi siamo al tuo fianco per offrirti i benefici dell’ultrasuonoterapia e della magnetoterapia

Trattare l’ernia del disco con l’ultrasuonoterapia 

Dispositivo di ultrasuonoterapia Dolcontrol

Oggi la terapia a ultrasuoni viene utilizzata per il trattamento dei sintomi dolorosi provocati da numerose patologie muscolo-scheletriche e articolari: è una scelta poco invasiva che permette di ridurre le infiammazioni, sciogliere le contratture muscolari e stimolare il metabolismo, il tutto offrendo anche un effetto analgesico

Inoltre, grazie al progresso tecnologico, è possibile eseguire questo genere di terapia a domicilio con il supporto di apposite apparecchiature: tra queste, 2A Group propone Dolcontrol, indicato anche per il trattamento dell’ernia del disco

Dolcontrol nasce proprio per chi desidera eseguire la terapia a ultrasuoni nell’intimità di casa propria: questo dispositivo ti permette di alleviare i sintomi dell’ernia in modo semplice ed efficace. L’apparecchio ti consente di accelerare i processi riparativi e antinfiammatori, riducendo il tempo necessario al recupero. Inoltre, la sua sicurezza è certificata dal Ministero della Salute

Trattare l’ernia del disco con la magnetoterapia 

Dispositivo magnetoterapia RigenAct

Per via della sua scarsissima invasività, la magnetoterapia ha trovato ampia applicazione nel trattamento  delle patologie muscolari, scheletriche e articolari. Grazie a questo metodo è possibile ottenere un effetto analgesico e una riduzione dell’infiammazione, favorendo un recupero più rapido

Anche per quel che riguarda la magnetoterapia, 2A Group ti propone un pratico dispositivo: RigenAct.

L’apparecchio, se nella versione portatile, può essere indossato sull’area interessata senza limitare le tue possibilità di movimento. Anche in questo caso, la sicurezza del prodotto è certificata dal Ministero della Salute

Terapie in grado di sostenerti 

La tua schiena ti sostiene, noi sosteniamo lei! Grazie agli effetti analgesici e antinfiammatori offerti dai nostri dispositivi per la magnetoterapia e l’ultrasuonoterapia potrai godere di un recupero più rapido dall’ernia del disco, tornando presto a vivere la tua quotidianità al meglio. 

Rivolgiti all’esperienza del tuo ortopedico di fiducia e alla nostra competenza nel campo degli apparecchi elettromedicali per liberarti dal dolore! 

Fonti:

1 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3275148/ 

2 https://www.humanitas.it/malattie/ernia-del-disco/

3 https://www.fisioterapiaitalia.com/blog/ernia-disco/ 

4 https://fisioclinic.eu/lernia-cervicale-e-lernia-lombare-quali-sono-i-sintomi-e-come-curarli/

5 https://www.humanitas.it/malattie/ernia-del-disco/

6 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6235196/

artrosi delle ginocchia: magnetoterapia o ultrasuoni

La nostra vita è un viaggio e come tutti i viaggi si compone di tanti piccoli passi. E sappiamo bene che per camminare non si può fare a meno delle ginocchia! 

Oggi l’artrosi del ginocchio, detta anche gonartrosi, è una delle più comuni malattie degenerative che causano disabilità nei pazienti anziani1: le varie forme di artrosi sono infatti un problema diffuso nelle popolazioni che invecchiano. Ma ciò non significa che questa patologia debba fermarti! 

Noi di 2A Group desideriamo mettere a tua disposizione la nostra esperienza nel campo della magnetoterapia e dell’ultrasuonoterapia per guidarti nel riconoscimento dei sintomi della gonartrosi e nella scelta del trattamento più adeguato

Cos’è l’artrosi del ginocchio? 

Uomo anziano si tiene il ginocchio dolorante

Come curare l’artrosi del ginocchio? Il nostro viaggio, qualunque sia la patologia da trattare, ha sempre lo stesso punto di partenza: la conoscenza

L’artrosi, detta anche osteoartrite, è la malattia articolare più comune nei pazienti adulti di tutto il mondo2. Trattandosi di una patologia di tipo degenerativo, la sua incidenza aumenta con l’età, ma esistono anche fattori di rischio che ne favoriscono lo sviluppo. L’artrosi del ginocchio (o gonartrosi) è una forma particolare che coinvolge questa articolazione. Nei pazienti di sesso maschile si presenta più comunemente nel ginocchio destro, mentre nei pazienti di sesso femminile la destra e la sinistra sono colpite con la stessa frequenza

La gonartrosi è una patologia cronica dovuta alla degenerazione della cartilagine articolare del ginocchio3: il progressivo lesionarsi della cartilagine comporta dolore, difficoltà di movimento e, in casi estremi, anche la deformazione dell’articolazione. 

Per sua natura, si tratta di una condizione legata all’usura dell’articolazione, quindi connessa con l’avanzare dell’età o con attività che sottopongono il ginocchio a forte sollecitazione, o ancora con traumi e interventi chirurgici. Inoltre, la patologia si può collegare ad altre condizioni parafisiologiche come il ginocchio varo e il ginocchio valgo. 

Quali sono i sintomi dell’artrosi del ginocchio? 

Uomo anziano si tiene il ginocchio a causa di un dolore

Il primo passo per eliminare il disagio provocato da una patologia è riconoscerne prontamente i sintomi. Come le altre forme di artrosi, la gonartrosi si manifesta con sintomi dolorosi4, che si presentano sia in movimento sia a riposo. Si tratta in particolare di un dolore sordo e meccanico, che in una prima fase della malattia insorge in seguito all’attività prolungata; col progredire del disturbo, il sintomo inizia a manifestarsi anche dopo movimenti semplici come alzarsi in piedi. 

Tra gli altri sintomi dell’artrosi del ginocchio vi sono inoltre il gonfiore e la rigidità dell’articolazione; a questo si potrebbe aggiungere un versamento articolare, che provoca un’ulteriore limitazione del movimento. 

La prevenzione della gonartrosi 

Uomo si tiene il ginocchio a causa di un dolore

La prevenzione è sempre la tua migliore alleata, grazie a cui potrai scongiurare l’insorgere o il progredire di molti disturbi. Essendo una patologia fortemente legata all’usura della cartilagine, l’artrosi del ginocchio può essere tenuta sotto controllo con alcuni accorgimenti: queste attenzioni ti aiuteranno a preservare più a lungo l’articolazione e continuare a muovere i tuoi passi in tutta comodità. 

Dal momento che la gonartrosi è più comune nei pazienti anziani, è importante che a partire dai 40 anni si inizi a fare attenzione alle attività svolte: infatti alcuni sport come il calcio, la corsa, il rugby o il tennis, se praticati spesso, possono danneggiare le articolazioni; una buona idea quindi potrebbe essere sostituirli con altri, più indicati per la cura delle articolazioni, come per esempio il nuoto, lo yoga, la cyclette o il tapis roulant. 

Allo stesso modo, alcuni mestieri e posture possono logorare le articolazioni, ma anche una vita  eccessivamente sedentaria è sconsigliata: infatti può provocare l’irrigidimento degli arti. Un fattore di rischio per la gonartrosi è rappresentato dall’obesità, dal momento che le ginocchia sono deputate a sostenere il peso del nostro corpo. Una dieta bilanciata è molto importante, non solo per la propria linea: infatti le vitamine A, B12, C e K e gli Omega 3 nutrono le nostre articolazioni; al contrario, le proteine animali, l’alcool, il caffè e i cibi troppo salati possono causare la riduzione della massa ossea. 

Come si diagnostica l’artrosi del ginocchio? 

La diagnosi è uno step molto importante nel trattamento della gonartrosi: è fondamentale che venga eseguita tempestivamente, dal momento che ad oggi l’unico approccio offertoci dalla medicina è di tipo conservativo. Se hai notato qualcuno dei sintomi descritti nei paragrafi precedenti, prenota una visita di controllo: consentirà alle tue ginocchia di continuare a sostenerti a lungo! 

Il medico raggiunge la diagnosi tramite un esame clinico e radiografico. Una volta esaminata la specificità del caso, si può valutare un intervento chirurgico, grazie a cui può essere inserita una protesi selezionata in base alla situazione. 

Come trattare l’artrosi del ginocchio 

Uomo si tiene il ginocchio dolorante

Una volta ottenuta una diagnosi da parte del tuo medico di fiducia, finalmente potrai imboccare il tuo percorso terapeutico e liberarti dal dolore. Come trattare l’artrosi del ginocchio dunque? Se la patologia è ancora in fase iniziale, si procede con un semplice approccio conservativo, basato su terapie farmacologiche infiltrative e fisioterapia. 

Laddove invece la gonartrosi fosse già in fase avanzata, si possono valutare le opzioni chirurgiche: oggi la medicina offre tecniche mini-invasive, che garantiscono un impatto molto ridotto sulla quotidianità del paziente. L’intervento chirurgico prevede anche una breve degenza in ospedale, durante cui si eseguono esercizi di mobilizzazione sia passiva sia attiva 

È comunque preferibile ottenere una diagnosi precoce, così da poter optare per i trattamenti meno invasivi.  Esistono infatti molte opzioni non chirurgiche per il trattamento della gonartrosi5, tra cui anche trattamenti non farmacologici, come l’esercizio fisico e il monitoraggio del peso. Possono contribuire al miglioramento della condizione6: 

esercizi in acqua; 

corrente interferenziale

terapia manuale

utilizzo di campi elettromagnetici pulsati tramite la magnetoterapia

ultrasuonoterapia.

Artrosi delle ginocchia: magnetoterapia o ultrasuonoterapia 

Noi di 2A Group ci occupiamo da tempo di fornire apparecchi grazie a cui i pazienti possono trattare le proprie patologie muscolari, scheletriche e articolari comodamente a casa propria. Data la nostra esperienza nel campo, capita che ci venga chiesto: “per la cura dell’artrosi delle ginocchia: magnetoterapia o ultrasuonoterapia?”. La risposta è: dipende dal caso! 

Di seguito troverai le informazioni che ti occorrono su questi due approcci terapeutici. Prima di sceglierne uno, rivolgiti sempre al tuo medico. 

Come trattare l’artrosi del ginocchio con la magnetoterapia 

Apparecchio di magnetoterapia RigenAct

La gonartrosi, come le altre forme di artrosi, può essere trattata con l’ausilio della magnetoterapia7: essa utilizza gli impulsi elettromagnetici allo scopo di alleviare i sintomi dolorosi e le infiammazioni. Inoltre, stimola la circolazione sanguigna e migliora l’ossigenazione dei tessuti, favorendo l’effetto analgesico e il riassorbimento degli edemi

Noi di 2A Group offriamo RigenAct, un dispositivo elettromedicale grazie a cui potrai eseguire la magnetoterapia in tutta comodità, anche a casa tua. I vantaggi quindi non riguardano solo la riduzione del dolore causato dall’artrosi del ginocchio, ma anche la tua massima libertà di movimento. 

Come curare l’artrosi del ginocchio con l’ultrasuonoterapia 

Dispositivo di Ultrasuonoterapia Dolcontrol

Tra i nostri principali alleati nella cura della gonartrosi c’è anche l’ultrasuonoterapia8, un trattamento di tipo meccanico, eseguito con l’aiuto di un manipolo che vibra ad altissima frequenza: in questo modo si favorisce l’aumento della vascolarizzazione, del metabolismo cellulare e il rilassamento muscolare, con la conseguente riduzione dei dolori muscolo-scheletrici

Dolcontrol è il dispositivo di 2A Group che ti consente di compiere molti passi in avanti nel trattamento dell’artrosi del ginocchio, ma senza il bisogno di muoverti da casa tua. Si tratta anche in questo caso di un dispositivo portatile, sicuro e di facile utilizzo: con il suo supporto vengono accelerati i processi antinfiammatori e riparativi, con la conseguente riduzione dei tempi di recupero

Continua a camminare per la tua strada 

Trattare l’artrosi del ginocchio: magnetoterapia o ultrasuonoterapia? In entrambi i casi avrai a tua disposizione opzioni terapeutiche valide, in grado di sostenerti nel tuo percorso di cura. Il tuo medico di riferimento saprà indicarti la più adeguata in base alle specifiche esigenze del tuo caso. 

Noi di 2A Group ti garantiamo la nostra massima disponibilità, consentendoti coi nostri apparecchi elettromedicali di proseguire serenamente il tuo cammino. 

Fonti:

1 https://www.hkmj.org/abstracts/v25n2/127.htm 

2 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2841860/ 

3 https://www.humanitas.it/malattie/gonartrosi/ 

4 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5638628/

5 https://www.hkmj.org/abstracts/v25n2/127.htm

6.  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30414367/ 

7 https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S096522991300126X?via%3Dihub 

8 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK547717/ 

come affrontare dolori muscolari e ossei gli strumenti per star bene

Tutti desideriamo vivere una vita piena, ricca di gioie, opportunità ed esperienze: in altre parole, tutti vogliamo essere liberi di muoverci. I dolori muscolari e ossei possono rappresentare un ostacolo al nostro obiettivo. Ma superarlo oggi può essere semplice: la corretta informazione e una visita presso il tuo specialista di riferimento possono aiutarti a comprendere come curare i dolori muscolo-scheletrici e tornare alle tue attività preferite in men che non si dica. 

Noi di 2A Group vogliamo fare la nostra parte: qui troverai alcune informazioni utili grazie a cui ti sarà più semplice individuare i giusti rimedi per i dolori alle ossa e ai muscoli. 

Dolori muscolo-scheletrici: cosa sono? 

Dolore ginocchio

Sappiamo bene che l’insorgenza di un sintomo doloroso è indice che c’è qualcosa di cui è opportuno prendersi cura quanto prima. Le patologie muscolo-scheletriche1 sono infatti accompagnate da dolori alle ossa, alle articolazioni, ai legamenti, ai tendini o ai muscoli. Anche i fastidi cervicali, alla colonna vertebrale o alla schiena non devono essere trascurati. Il tuo viaggio verso la guarigione inizia con l’attenzione ai sintomi. 

Tuttavia, quando si presenta un dolore diffuso, può capitare di non riuscire a individuarne immediatamente la causa. Rivolgersi al professionista giusto è il primo passo da intraprendere per evitare che la condizione si cronicizzi. Eppure, succede spesso che i pazienti non sappiano quale specialista contattare quando emergono problemi di questo tipo: per poter curare i dolori alle ossa o ai muscoli in modo corretto ed efficace è necessario innanzitutto saperli distinguere

Il dolore, per quanto non ci piaccia, può essere nostro alleato: infatti questo sintomo evidente ci segnala la presenza di una patologia muscolo-scheletrica, spingendoci ad agire per liberarcene. Ed è proprio il dolore la manifestazione più frequente di questi disturbi2: può essere lieve o acuto, di breve durata o cronico, diffuso o localizzato. 

In ciascuno di questi casi, i dolori muscolo-scheletrici hanno una funzione ben precisa: avvisarci della presenza di un disturbo a carico delle ossa, delle articolazioni, dei tendini, dei legamenti, dei muscoli o delle borse o ancora, il sintomo può indicare una combinazione di questi elementi

Le cause più comuni sono, naturalmente, i traumi. Tuttavia, il problema può avere varie origini: è sempre opportuno affidarsi alla competenza di un professionista per la loro diagnosi. E per poterlo fare, bisogna essere in grado di distinguere tra dolori ossei e dolori muscolari. Ecco come fare. 

I dolori ossei più frequenti 

Anziano signore si tiene la spalla a causa di un dolore

Come curare i dolori alle ossa? Il viaggio verso la guarigione inizia sempre dallo stesso punto di partenza: una corretta diagnosi. Per individuare i migliori rimedi per i dolori alle ossa che ti hanno colpito, bisogna capirne innanzitutto l’origine. 

Come si presenta il dolore alle ossa?3 Il sintomo si manifesta come un fastidio intenso, da non confondere con quello tipico dei dolori muscolari o articolari. Infatti, a differenza di questi, il dolore alle ossa si percepisce non solo durante l’attività fisica, ma anche a riposo. Questa peculiarità ti permetterà di identificarlo più facilmente e descriverlo correttamente al tuo medico. 

Inoltre, si può presentare come profondo, penetrante o sordo. Bisogna anche tener conto del fatto che spesso il dolore osseo si manifesta di pari passo con l’avanzare degli anni, quando tanto la massa muscolare quanto la densità ossea tendono a diminuire, predisponendo a lesioni e fratture. 

I dolori muscolari più frequenti 

Anche per capire come curare i dolori muscolari (o mialgie) bisogna partire col piede giusto: la corretta identificazione del problema. Le cause della mialgia4 possono essere molteplici: spaziano infatti dai traumi alle lesioni, dall’esercizio fisico troppo intenso ai lavori usuranti

Di norma è lo sforzo fisico eccessivo o prolungato a dare origine al dolore, ma anche lo stress e le posture scorrette possono favorire l’affaticamento muscolare: in questo caso le parti interessate saranno soprattutto la schiena, le spalle e il collo. 

Dal momento che i dolori muscolari possono anche essere un campanello d’allarme per altre patologie, è necessario non sottovalutarli e porvi attenzione. Innanzitutto, bisogna riconoscere il sintomo e non confonderlo con un dolore osseo o articolare: la manifestazione dolorosa in questo caso può essere localizzata o diffusa, ma riguarda esclusivamente i muscoli. 

Dolori ossei: le cause più comuni 

La causa dei dolori ossei è da ricercarsi in eventi traumatici o malattie che compromettono la struttura delle ossa o il loro funzionamento. L’origine del problema può quindi essere di varia natura, il che rende sempre opportuno l’intervento di un professionista. 

I dolori ossei possono essere provocati da patologie comuni, come l’artrite, l’artrosi o l’osteoporosi; più singolari, come ad esempio la sifilide; da problemi gravi, come la leucemia o i tumori delle ossa. Rivolgersi a uno specialista per una corretta diagnosi consente quindi di scacciare ogni dubbio e, qualunque sia l’esito degli esami, imboccare un percorso terapeutico appropriato

Dolori muscolari: le cause più comuni 

Signora si tiene la schiena a causa di dolori muscolari

Come i dolori ossei, anche i dolori muscolari possono originarsi in molti modi diversi, con vari livelli di gravità. Sebbene lo sforzo fisico eccessivo sia la principale causa, in caso i sintomi fossero persistenti è di grande importanza per la salute contattare il medico per una visita di controllo

Le mialgie sono molto comuni e solitamente non gravi. Di norma, sono legate a5

tensione

stress; 

sforzi eccessivi o troppo prolungati; 

traumi e lesioni, come contratture, strappi o distorsioni. 

Altra causa molto comune sono le patologie come l’artrite, l’artrosi, la tendinite o la fibromialgia. In tutti questi casi, il dolore è localizzato e riguarda i muscoli della parte interessata. 

Inoltre, questo sintomo può indicare la presenza di una malattia sistemica, ovvero che interessa l’intero organismo: in quest’ultimo caso, il dolore muscolare sarà generalizzato. Questo accade normalmente quando si contrae la comune influenza, ma può essere un sintomo anche di patologie più complesse. I dolori muscolari diffusi infatti possono essere provocati da: 

malattie infettive; 

disturbi autoimmuni; 

disturbi metabolici. 

Rimedi per i dolori alle ossa 

Dispositivo portatile di magnetoterapia RigenAct

Una volta identificata la causa, il medico ti indicherà come curare i dolori alle ossa: il giusto percorso terapeutico può essere imboccato solo in seguito alla sua diagnosi. Le terapie analgesiche ti aiuteranno certamente a liberarti del dolore e rimetterti in movimento; tuttavia, non bisogna trascurare le cause scatenanti (soprattutto se gravi) per dire addio per sempre al problema e riprendere la tua serena quotidianità. 

Oltre ai farmaci che si possono assumere per via orale, esistono altre forme di terapia che favoriscono il recupero, riducono i sintomi e soprattutto presentano meno effetti collaterali: si tratta dell’ultrasuonoterapia e della magnetoterapia. Abbiamo visto infatti come, tra le cause scatenanti dei dolori ossei, possano esservi anche artrite, artrosi e osteoporosi: sia la terapia a ultrasuoni che la magnetoterapia sono indicate per il trattamento dei sintomi dolorosi provocati da queste malattie, consentendo ai pazienti un recupero più rapido. 

Rimedi contro i dolori muscolari 

Dispositivo di ultrasuonoterapia Dolcontrol

Come far passare i dolori muscolari, invece? Anche in questo caso, per scegliere la terapia più consona occorre prima di tutto una diagnosi da parte del vostro medico di riferimento: conoscere la natura del problema ti consentirà di intraprendere un percorso di cura adatto al tuo caso

I dolori dei muscoli, essendo spesso meno gravi di quelli che invece interessano le ossa, sono anche più comuni e si legano frequentemente a sintomi infiammatori. Quindi, per poter dire loro addio, non solo è necessario trattarne la causa, come per esempio la malattia influenzale o il problema posturale: occorre anche trovare lo strumento giusto per lenire l’infiammazione

L’ultrasuonoterapia, favorendo gli scambi cellulari e intercellulari, il rilassamento muscolare, il ricambio linfatico e l’assorbimento degli edemi, è un prezioso strumento non solo in termini di effetti analgesici, ma anche come trattamento antinfiammatorio. 

Anche la magnetoterapia, migliorando la circolazione sanguigna, produce ottimi effetti sull’ossigenazione dei tessuti, sulla loro guarigione e sulla riduzione dell’infiammazione. 

Alleviare i dolori ossei e muscolari: oggi si può 

L’ultrasuonoterapia e la magnetoterapia sono gli alleati che stavi cercando per aiutarti a ridurre i dolori muscolari e ossei. Noi di 2A Group ti invitiamo a scoprire assieme a noi i dispositivi che renderanno lo svolgimento di questi trattamenti ancor più semplice, comodo e intimo: rivolgiti a noi per informazioni su Dolcontrol e RigenAct, i tuoi strumenti elettromedicali per la terapia a domicilio. Con loro, tornerai presto a muoverti in libertà! 

Fonti:

  1. https://www.humanitas.it/news/dolore-muscolo-scheletrico-cosa-intervenire/
  2. https://www.msdmanuals.com/it-it/casa/disturbi-di-ossa,-articolazioni-e-muscoli/sintomi-delle-patologie muscoloscheletriche/dolore-muscoloscheletrico
  3. https://www.humanitas.it/sintomi/dolore-alle-ossa/
  4. https://www.humanitas.it/sintomi/dolori-muscolari/
  5. https://www.my-personaltrainer.it/salute/dolore-muscolare-mialgia.html

epicondilite laterale cause, sintomi e cure

A chi non è mai capitato di sentir usare l’espressione “gomito del tennista”? Con essa si fa riferimento a un disturbo chiamato epicondilite, che riguarda proprio il gomito. Ma il suo nome, nato perché l’attività del tennis mette sotto pressione l’articolazione del gomito, ci dà immediatamente un’idea di ciò che questa patologia va a limitare: la nostra libertà di movimento. 

Scegliere il trattamento più adatto per la tua epicondilite laterale ti consentirà di liberarti dal dolore e tornare a svolgere le tue attività preferite. Noi di 2A Group siamo a tua disposizione per fornirti tutte le informazioni che ti occorrono per riconoscere i sintomi dell’epicondilite, individuarne le cause e selezionare il percorso terapeutico più consono con l’aiuto del tuo medico di fiducia. 

Cos’è l’epicondilite, o “gomito del tennista” 

Uomo si mantiene il gomito dolorante

Iniziamo col capire di cosa parliamo quando usiamo il termine “epicondilite” o “gomito del tennista”. L’epicondilite laterale è un disturbo piuttosto comune¹: infatti, colpisce una media di 4-7 persone su 1000in Italia in particolare, interessa una fetta della popolazione compresa tra l’1% e il 3%, specialmente con età compresa tra i 25 e i 60 anni². Come il suo stesso nome suggerisce, l’epicondilite laterale è un disturbo a carico del gomito provocato dalla degenerazione del tendine e dalla sua inserzione ossea sull’epicondilo omerale, ovvero la sporgenza ossea terminale dell’omero presente nel gomito. La sua origine si deve al sovraccarico tendineo, causato da una continua sollecitazione dei muscoli epicondiloidei: parliamo quindi di quei muscoli che consentono di estendere il polso e le dita delle mani. 

La condizione comporta un’infiammazione, che si origina quando i tendini, per via della degenerazione, si ritrovano ad avere le fibre elastiche scompaginate. L’epicondilite appartiene quindi al gruppo delle patologie degenerative. Il disturbo comporta: 

perdita di elasticità del tendine

• compromissione dei movimenti del polso e del gomito; 

dolore irradiato nel braccio. 

Per queste sue caratteristiche, l’epicondilite tende a diventare cronica e deve essere trattata con prontezza, proprio allo scopo di scongiurare questa eventualità. 

Quali sono le cause dell’epicondilite? 

Ragazzo si mantiene il gomito dolorante

Come gran parte delle condizioni degenerative muscolo-scheletriche e articolari, anche l’epicondilite è causata da un sovraccarico funzionale: un uso eccessivo dell’articolazione del gomito può provocare il disturbo; tuttavia, la patologia può essere originata anche da un trauma

Per sua natura, l’epicondilite laterale si manifesta con maggiore frequenza in pazienti che si trovano a ripetere continuamente movimenti che interessano gomiti, polsi e mani, oppure debbono mantenere il gomito e il braccio in una posizione innaturale per lunghi lassi di tempo. Ciò può accadere svolgendo determinate attività sportive, come ci suggerisce il nome “gomito del tennista”, ma non solo: anche stare seduti a lungo davanti al computer può indurre l’epicondilite

Trattandosi si una patologia di tipo degenerativo, la prevenzione gioca un ruolo fondamentale: chi svolge attività che possono innescare questa condizione può evitarne l’insorgenza o rallentarne il progresso rivolgendosi prontamente al proprio medico e adottando misure profilattiche. 

I sintomi dell’epicondilite 

Il tuo corpo ti fornisce importanti campanelli d’allarme: ponendovi attenzione, potrai riconoscere l’epicondilite in fase iniziale e trattarla prima che si cronicizzi. Se tra i sintomi che stiamo per elencare ne riconosci qualcuno che ti ha interessato recentemente, non esitare a contattare il tuo medico. 

Nel caso dell’epicondilite laterale, il sintomo principale è il dolore. Sfortunatamente, si tratta di un disturbo particolarmente doloroso, ma proprio per questo i pazienti si sentono sollecitati a intraprendere tempestivamente un percorso di cura. In fase iniziale, la manifestazione dolorosa risulta circoscritta all’articolazione del gomito e si presenta solo quando si estende il polso o la mano contro una resistenza. Il dolore poi aumenta in seguito a sollecitazioni che riguardano i muscoli dell’avambraccio. 

Se in un primo momento il sintomo si presenta solo quando si effettuano dei movimenti, col progredire della condizione il dolore si irradia lungo il braccio, persistendo anche a riposo. Il dolore inoltre può essere accompagnato da formicolio alle braccia, gonfiore e rigidità delle articolazioni. 

Chi colpisce l’epicondilite? 

Ragazza gioca a tennis e si mantiene il gomito

Abbiamo visto come il gomito del tennista sia una condizione degenerativa provocata da determinati tipi di sollecitazione. Per questo è più facile riscontrarla in pazienti più anziani, ma può riguardare persone in tutte le fasce d’età a seconda del tipo di attività quotidianamente svolte. L’epicondilite riguarda più frequentemente il braccio dominante. 

In generale, chiunque compia un’attività ripetitiva che coinvolga torsione ed estensione del polso, sollevamento di pesi e sovraccarico dei muscoli dell’avambraccio, può manifestare l’epicondilite. In particolare, l’epicondilite laterale può riguardare atleti che praticano sport con racchetta (non solo il tennis) o sport da lancio, ma anche scherma o golf. 

Alcuni tipi di attività professionali e ricreative possono inoltre esporre al rischio di essere soggetti all’epicondilite laterale. Si parla di mestieri (per esempio il falegname o il carpentiere) o hobby (come suonare il violino o il  giardinaggio) in cui si abbia un’intensa sollecitazione del gomito e del polso o in cui si compiano movimenti ripetitivi delle mani e dei polsi. 

Prevenire il gomito del tennista 

La prevenzione è sempre la migliore alleata della tua salute. Soprattutto quando si parla di patologie legate all’usura delle articolazioni, è possibile tenere sotto controllo le proprie azioni e agire consapevolmente per circoscrivere i fattori di rischio. 

Per prevenire l’insorgere o il peggiorare dell’epicondilite laterale, la scelta migliore è ridurre al minimo attività che comportino sforzi eccessivi legati al movimento del braccio, oltre naturalmente ai traumi che possono provocare danni diretti. 

Naturalmente, la soluzione ideale sarebbe evitare in toto di sovraccaricare tendini e articolazioni, ma ciò non sempre è possibile, per ovvie ragioni. Se inizi ad avvertire i formicolii o i dolori descritti, prenota prontamente una visita di controllo. 

Come si diagnostica l’epicondilite laterale? 

Se i sintomi che abbiamo descritto ti sono familiari e sospetti di soffrire di epicondilite, il prossimo passo per liberarti da dolori e fastidi è rivolgerti a uno specialista per una diagnosi ufficiale e per la prescrizione della terapia³.

Per diagnosticare il gomito del tennista, il medico si basa principalmente sulla storia clinica del paziente e sulla visita specialistica; infatti, si tratta di una patologia per cui le indagini radiologiche non offrono solitamente informazioni di rilievo. 

Normalmente, il paziente manifesta dolore sul gomito laterale: a partire da questo sintomo, lo specialista effettuerà dei controlli, toccando la parte interessata per esaminarla ed eseguendo test di provocazione

Una volta verificata la presenza del disturbo, si potrà procedere allo step successivo: il suo trattamento.

Curare l’epicondilite con magnetoterapia e ultrasuonoterapia 

Dolcontrol e RigenAct per curare l'epicondilite

Come curare l’epicondilite? Oggi la medicina opta per un approccio principalmente conservativo, che impedisca al disturbo di progredire e cronicizzarsi. A tale scopo, si adottano vari strumenti: 

  • utilizzo di antinfiammatori; 
  • terapie fisiche, fisioterapia e stretching; 
  • riposo dell’arto

Tutto ciò ha l’importante obiettivo di incrementare l’elasticità del tendine e la vascolarizzazione. 

Tra gli strumenti più preziosi messi a tua disposizione dalla scienza per la diagnosi e il trattamento del gomito del tennista vi sono gli ultrasuoni⁴. Oggi il loro utilizzo in campo terapeutico consente di intervenire su un gran numero di patologie e disturbi, inclusa l’epicondilite laterale. Grazie a questo approccio è infatti  possibile ridurre efficacemente il sintomo doloroso e migliorare la mobilità dell’articolazione del gomito⁵.

Anche la magnetoterapia, grazie alla sua funzione antinfiammatoria, rappresenta una forma di fisioterapia che trova applicazione nel percorso di cura dell’epicondilite. Inoltre, trattandosi di un approccio tra i meno invasivi oggi disponibili, è adatto alla maggior parte dei pazienti.

Entrambi gli approcci dell’ultrasuonoterapia e della magnetoterapia rappresentano delle soluzioni efficaci, tecnologiche e senza effetti collaterali che ti permetteranno di compiere un vero e proprio viaggio di benessere per ritrovare la tua libertà di movimento. 

Il tuo medico di riferimento sarà in grado di preparare un piano per la cura dell’epicondilite in linea con le esigenze del tuo caso. 

Accogli il benessere a braccia aperte 

Grazie al progresso della medicina e della tecnologia, oggi la distanza che ti separa dal benessere si è accorciata di molti passi: avrai facilmente a disposizione gli strumenti che ti occorrono per trattare la tua epicondilite, anche a domicilio. Noi di 2A Group ti affiancheremo passo dopo passo, proponendo dispositivi moderni e d’avanguardia per l’ultrasuonoterapia e la magnetoterapia: contattaci dopo aver consultato il tuo medico e ti forniremo tutto ciò di cui hai bisogno. 

Fonti:

  1.  https://www1.racgp.org.au/ajgp/2020/november/lateral-epicondylitis/
  2.  https://www.humanitas.it/malattie/gomito-del-tennista-o-epicondilite/
  3. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1877056819302609?via%3Dihub%20-%20https://www1.racgp.org.au/ajgp/2020/november/lateral-epicondylitis/
  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5367546/
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7991874/